Elogio del Disegno

June 6, 2015

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Autori: Francesco Balsamo – Salvo Barone – Giovanni Blanco – Sandro Bracchitta – Momò Calascibetta – Giuseppe Colombo – Piero Guccione – Giovanni Iudice – Giovanni La Cognata – Giovanni Lissandrello – Vincenzo Nucci – Giovannni Robustelli – Franco Sarnari 

Curatore: Andrea Guastella 

Organizzazione: Associazione Aurea Phoenix

Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa

Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)

Inaugurazione: sabato 6 giugno 2015, ore 18.00

Durata: 6 / 23 giugno 2015

Orario: aperto tutti i giorni escluso sabato e festivi ore 9.00 /13.00; martedì e giovedì ore 9.00/13.00 e 15.00/17.00

 

Si inaugura sabato 6 giugno 2015, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Elogio del disegno, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione, organizzata dall’Associazione Aurea Phoenix col Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ragusa, raccoglie una selezione di disegni di autori italiani contemporanei.

Martedì 23 giugno alle 18.00, sempre presso i locali di Palazzo Zacco, alla chiusura della mostra verrà presentato il volume di Andrea Guastella Il ramo verde, Aurea Phoenix Edizioni, una raccolta di scritti sull’arte comprensiva del saggio che dà il titolo alla mostra e che le è esplicitamente dedicato.

Dal testo di Andrea Guastella: «In un capitolo dal titolo emblematico, Elogio del pastello, della sua indimenticata Critica della modernità, Jean Clair registrava la risurrezione del disegno che, a suo dire, ritorna “ad occupare […] quel posto primordiale che fu, in altri tempi, il suo”. Trent’anni e passa dopo risulta difficile credere al primato di un’arte universalmente caduta in oblio, abbandonata dalle scuole e soppiantata, nella sua funzione mimetica, da strumenti ottici che consentono di riprodurre il reale con una facilità di gran lunga maggiore. Poco a poco tali strumenti, a cominciare dai più semplici come la fotocamera del telefonino, sono diventati delle vere e proprie protesi corporee, dei prolungamenti delle facoltà percettive col non trascurabile vantaggio di fissare una visione stabile, non soggetta ai capricci della memoria e modificabile a piacimento.

Oggi, perciò, non sembra strano che una star del calibro di Maurizio Cattelan dichiari candidamente di non saper disegnare: “Le mie cose”, afferma, “non le tocco proprio. È il vuoto che mi concentra e mi dà delle idee”. Si potrebbe – ammettiamolo – ironizzare facilmente su quel vuoto, ma sarebbe come prendersela con uno scienziato perché non sa cucinare: l’arte concettuale risponde infatti a logiche mentali che hanno poco da spartire con la “primordialità” del disegno, col suo essere identico a sé stesso da quando i primitivi tracciarono schizzi sulla pareti di una grotta.

Davvero il disegnare fonde l’uomo e il mondo: come lo sciamano si immedesimava nella preda da cacciare, nessun disegnatore che si rispetti è in grado di affrontare una montagna senza diventare in qualche misura una montagna, o di ritrarre una donna limitandosi a contemplarne la sagoma, la forma. Occorre percorrere i luoghi, frequentare le persone, conoscere la luce e l’atmosfera dei primi e i movimenti delle seconde, dal modo in cui, con un gesto della mano, ravvivano i capelli, al piegarsi di una ruga se un pensiero le attraversa. Disegnare non è infatti copiare passivamente il dato oggettivo: è cogliere un’armonia fra rapporti complessi e trasporli in un ordine proprio, sviluppandoli secondo dinamiche autonome. E non si tratta di impresa da poco. Per quanto si tratti di un atto primigenio, per disegnare – come per scrivere – occorre superare una barriera.

Lo aveva capito Van Gogh, che in una lettera al fratello definisce il disegno «l’arte di aprirsi un passaggio attraverso un muro» eretto tra i sensi e l’intelletto, tra ciò che si vede e ciò che si intende esprimere. Ostacolo da superare ma non perciò meno necessario, essendo proprio la sua presenza ad accendere l’immaginazione trasformando la percezione meccanica in interpretazione. Ogni artista, per dirla tutta, ha il proprio muro, che a volte coincide col suo limite, altre con la sua qualità maggiore. Prendiamo il caso di Vincenzo Nucci, amico carissimo da poco scomparso cui ho il piacere di dedicare questa mostra: forse il disegno era per lui un limite, una sfida, ma senza impegnarsi in questo confronto sviluppando le sue attitudini di colorista non sarebbe probabilmente diventato il grande pittore che tutti ammiriamo. Non a caso il suo Paesaggio della memoria, un disegno che mi donò per una mia pubblicazione, è quasi un unicum nel suo corpus, e non manca di ricorrere al bianco del pastello.

Al contrario, per Franco Sarnari il disegno è la prima rimozione – parafrasando un suo famoso ciclo potremmo quasi definirlo una Cancellazione – della sua lunga storia: disegnatore abilissimo, egli farà sempre più a meno della spontaneità dimostrata agli esordi (lo Scooter in mostra risale agli anni ’50) in nome di un tratto più freddo, pensato. C’è quasi da credere che egli abbia temuto di rimanere impantanato nelle secche della facilità esecutiva – la qualità maggiore come ostacolo da superare – rimanendo soltanto un disegnatore.È questo un timore probabilmente condiviso da Giovanni Blanco, altrettanto dotato ma alla continua ricerca di prestazioni superiori per il suo strumento e, sebbene in misura minore, da Salvo Barone, dove l’intellettualismo di alcune scelte tematiche è un freno a mano inserito che rallenta un fluire di linee altrimenti impetuoso.

Solo Giovanni La Cognata, disegnatore naturale se mai ve ne fu uno, è all’apparenza esente da simili preoccupazioni: all’apparenza, poiché il suo ductus, incisivo come plastica è la sua pittura, si nutre di natura almeno quanto è carico di memoria culturale. La spontaneità, è proprio il caso di ripeterlo, è figlia dello studio.Qualcosa del genere accade anche a Piero Guccione, il cui disegno è costruito, meditato, rarefatto proprio come la sua splendida pittura. E alla pittura, a una tessitura fine, quasi – se fosse possibile – per velature sovrapposte, si richiamano il disegno di Giovanni Iudice, dalla trama così sottile da rendere arduo cogliere il solco della matita sulla carta, nonché quello poetico, evocativo, carico di suggestioni letterarie di Giuseppe Colombo, Francesco Balsamo e Giovanni Robustelli.

Un discorso a parte va fatto per il gesto ipnotico e sognante di Sandro Bracchitta, una sorta di inconscio del suo lavoro di incisore, per quello incerto e sfumato, come se il tempo ne avesse diluito la nettezza, di Giovanni Lissandrello e per quello espressionistico di Momò Calascibetta,

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TG notte – cm. 50 x 100 – disegno a matita 2004

forse il maggiore erede di una tradizione che ha in Grostz e in Dix i suoi padri fondatori e una delle massime testimonianze nel segno sospeso tra l’impegnato e il surreale di Bruno Caruso.In realtà ciascuno di questi autori meriterebbe un discorso approfondito, addirittura monografico, che renda giustizia al suo percorso individuale. A me basta, in questa sede, riconoscere che Jean Clair non si sbagliava».

Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com  cell: 327.4059001

https://www.facebook.com/events/421710571346331/

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Giugno d’arte e cultura a Vittoria

June 3, 2014

Arte Viva è lieta di presentarvi il programma di “Giugno d’arte e cultura a Vittoria”. Ormai alla seconda edizione, nasce dall’idea di Giovanni e Livio Bosco, con l’obbiettivo di arricchire ciò che Vittoria ha da offrire per il  Jazz Festival.

Quest’anno siamo lieti di comunicarvi che sono in programma ben cinque mostre; sperando di riuscire ad offrire quanto più possibile a chiunque venga a visitare il nostro centro storico nel periodo di Giugno. Le mostre in questione saranno dedicate ad artisti, stilisticamente diversi tra loro; si partirà Domenica 1 Giugno con l’inaugurazione della retrospettiva dedicata a Renzo Vespignani, artista che con il suo realismo pungente a caratterizzato la storia del secolo scorso sin dal dopoguerra, considerato anche uno tra i più grandi incisori del novecento italiano. In mostra un po’ tutti i suoi cicli pittorici, per riuscire a rappresentare un pezzo di storia italiana, nel miglior modo possibile. Poi Sabato 7 Giugno, in concomitanza con la prima serata del Jazz Festival ci saranno le inaugurazioni delle altre mostre;

 

Momo’ Calascibetta, Letti e Diletti, personale di pittura, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 58 ang. Via dei Mille

Il taglio, la piega, il segno: espressioni del contemporaneo. Giuseppe Amadio, Francesco

Toraldo e Gioppe Di Bella presso spazio Gallenti, Via dei Mille ang. Via Carlo Alberto

Franco Frantantonio, Pittura e Video, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 64 (ex libreria bixio sessantaquattro).

I mondi Onirici: bi personale che vedrà la pittura di Jean Calogero contrapporsi alle sculture di Pietro Maltese, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 60

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Oltre alle varie mostre Arte Viva, proporrà come l’anno passato una mappa del centro storico, dove poter trovate tutti gli eventi che si svolgo in questo periodo a Vittoria, i monumenti ed un piccolo spazio dedicato ai turisti dove troveranno tutte le info su alberghi, ristoranti e pub a Vittoria e Scoglitti. Il progetto, si pone l’obbiettivo di dare quanta più visibilità possibile al nostro territorio, utilizzando la mappa come mezzo pubblicitario con un distribuzione a livello nazionale.

Per dare finalmente la giusta visibilità, ad una città che ha tanto da offrire.

Letti & Diletti

June 3, 2014
di
 
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille Vittoria ( RG )
“La nicchia del cane” cm.150x 120 acrilico 2000
 
In occasione del “Vittoria Jazz festival l’Area culturale Polivalente Edonè – arte viva, da un’idea di Giovanni e Livio Bosco, presenta all’interno del Giugno d’arte e cultura a Vittoria”, la mostra personale Letti & Diletti di Momo’ Calascibetta presso Palazzo Lucchesi. La mostra raggrupperà  opere  già  presentate alla galleria “Antonia  Jannone” di Milano col titolo di ” De l’amour integrate con opere recenti create appositamente per l’evento.
.…..”Rivedendo gli stessi dipinti a freddo, quando la contingenza è diventata memoria storica e al lume delle opere esposte  ora da Antonia Jannone, che trattano ”…dell’amore” ( ma non secondo Stendhal ), si percepiscono meglio altri valori- per me dominanti che fanno di Momò in primo luogo un pittore dell’immaginazione”.
Per non dire “dell’immaginario”, razza ben definita da Giuliano Briganti. E’ un’immaginazione che parte da vicino, traendo spunti da modi, tipi, caratteri, comportamenti e tic catturati dall’immediata e quasi quotidiana esperienza. Ma che subito si dilata , dilaga e vola in una dimensione – per forme e contenuti- fantastica, a volte delirante, sempre stralunata e sorprendente. Momò dice, e bisogna credergli , che quando prende in mano la matita o il pennello per inseguire un’idea non sa bene quello che fa. Le mani vanno, sono loro che portano. Sembrerebbe una ricetta surrealista. Ma non è una ricetta,  e il suo dipingere surrealista non è certo. Io lo vedo come un travaso puro e semplice- lubrificato da quel mestiere prioritario e fatto natura che impressionò Sciascia  fin dagli esordi- di un’immaginazione  in moto perpetuo, che si sbriglia senza mai perdere il filo nei più straordinari percorsi. Quardo la “Leda” per esempio, e resto prima ancora che deliziato, esterefatto. Da dove gli è arrivato questa portentosa visione?
Quest ‘estasi golosae casalinga, concentrata sotto gli occhiali tondi da miope e conclamata dal possessivo raccogliersi delle gambone, in primo piano, intorno al piacere; con quello zoccolo proiettato nell’occhio di chi chi guarda? E  quel polverio di luce che è il dio- cigno esausto, gettato come un tappeto o uno scialle a coprire le strabordanti nudità della tindaride penetrata?
Piuma per piuma: una nuvola che forse è tessuto invece di pelle di serpente, o di scaglie d’argenti chiari e bruniti….non sai se miracolo di natura o capolavoro di un mago orefice. Sei trascinato, altre volte, dall’accumulazione. E’ il caso di “ Acque gialle a Cefala Diana” , ludico tripudio di coppie e singoli nelle piscine dell’abbandonato bagno arabo-ogni figura un ritratto- avvolto e amalgamato in una luce sulfurea. Nei disegni e negli acrilici piccoli, invece, il racconto è univoco, concentrato con ilare violenza ( di cui la specie del colore è fattore portante) su una situazione a due. Una delle tele con doppia ragione si intitola “Raptus”. Ma sono tutte in verità dei “ rapimenti” dell’anima e dei sensi; deliri, brame, esplosioni dell’eros; qualche volta anche abbandoni ( sempre rapiti) alla soavità di un istante, al nettare del sentimento. Ma anche intorno ai nuclei di rappresentazione più compatti  l’immaginazione dell’artista preme ribolle morde e gioca, inserendo varianti e arricchimenti che sono personaggi in formato minore o seminascosti, da cogliere a un secondo sguardo, o magari le figure decoranti la spalliera di un letto, richiamate in vita dal momento di vita trionfante  che sogguardano. L’amore, ci dice Momò è questo. Non solo questo-come sanno poche persone fortunate- ma anche questo. E se non è proprio “questo”, certamente “è così”.
Fabrizio Dentice
Momò Calascibetta
cm.120×60
acrilico 2004
“L’amante è come il pesce, pessimo se non è fresco”
 
…..gli attori di questo dissennato carnevale sono politici e criminali, dame dell’alta società, nobili decaduti e prelati, intellettuali e artisti che tessono rapporti inconsistenti dentro una babilonia disperata che si agita tra i vortici dei giochi dell’acqua; un’ umanità vacua e disfatta, verminosa e potente, un carnevale di annoiati, vitelloni e nobili a noleggio. Menti infide e incartapecorite che mal sopportano frammenti di virtù civili nel salotto cafone e putrido della piazza siciliana. I personaggi della fontana sono attori del fuoco fatuo della mondanità e si confondono in un labirinto di umanità abortita.
Philippe Daverio
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille Vittoria ( RG )
tel.0932 1978627

 

L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano

April 29, 2014

Una mostra sull’acqua raccontata attraverso sei Robinson Crosuè , sei  argonauti dell’arte che solcano con il loro operare artistico le acque a volte burrascose a volte serene, della creatività ,trasportandoci in un mondo sottomarino per  conoscere  abissi silenziosi ed entusiasmanti .

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L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano

 

        8-21 maggio 2014 – Ex-Fornace, alzaia Naviglio Pavese,16 – Milano

opere di

Giulia Alberti

Momò Calascibetta

Fabrizio Garghetti

Claus Joans

Stefano Zucchi

 Cosimo Barna

La mostra “L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano” ,grande festa alla ex-Fornace, desidera essere un momento collettivo di riconoscimento della nostra identità di cittadini delle ”terre d’acqua”: festeggiare con l’arte, la musica ,la danza, l’acqua  della città di Milano e della sua pianura, gli abitanti di Milano e in particolare della zona 5 e 6 dei Navigli,  gli organizzatori , tutti i visitatori che desiderano essere coinvolti in questa azione di riconoscimento in vista di Expo 2015.

Acqua che non è più visibile come quando correva nei Navigli interni ad anello dentro la cerchia, ma che rimane l’anima di Milano,  rimane come “via d’acqua” che ha permesso la sua costruzione, che ha trasportato i prodotti della terra per nutrire la città.

La mostra crea un percorso attraverso diverse forme artistiche :

-Trenta immagini fotografiche di grande dimensione, a colori, stampate su tela pittorica di Fabrizio Garghetti, che raccontano del paesaggio della risaia seguendo le tracce lasciate da Leonardo da Vinci alla Sforzesca di Vigevano,raccontano delle conche del Naviglio Pavese , dei ponti in granito  sul Naviglio Grande a Cuggiono  e tanto altro ancora. Il critico d’arte Pierre Restany, ha scritto di queste immagini: “La dimensione delle immagini esalta la distesa delle risaie su l’orizzonte basso del cielo e il profilo allusivo dei reinterrati alberati, sottolineando le lineari prospettive dei canali con le cascatelle dei mulini e delle chiuse….Il risultato delle peregrinazioni della camera ispirata di Fabrizio Garghetti è favoloso: la serie di fotografie a colori tutte dello stesso grande formato stampato su tela pittorica, costituisce un panorama sbalorditivo della Pianura Padana.”

Immagineopera di Giulia Alberti 

       –Tredici opere di Giulia Alberti tra sculture in vetro massiccio colato di Murano e “sculture-impronta” in pasta di cellulosa. Le sculture in vetro sono la cristallizzazione di movimenti d’acqua incapsulati nelle strutture di arcaici manufatti idraulici. “La materia vetro è attraversata da forme circolari e a spirale…… Con uno sguardo ravvicinato vediamo arterie e vene, verdi come linfa vitale. E’ come se un intero paesaggio fluviale con le sue memorie acquatiche ed arboree scorresse dentro quel limpido corpo luminoso…”…scrive Stefania Carrozzini. E le sculture-impronta, descritte da Gillo Dorfles : “ Giulia Alberti ha dato vita ad una serie di affascinanti ”bassorilievi” cartacei che ospitano le “impronte” che vi sono state impresse e che si estroflettono sulla grezza superficie rugosa, creando una rete di segni, di rilievi, di avvallamenti, che offrono  all’insieme del contesto una loro lirica identità. Le grandi carte sono, dunque, gli equivalenti, tanto d’una pittura che d’una scultura, che vivono di “assenze” e che pertanto sono colme di magiche “presenze”.

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opera di Momò Calascibetta

-Sette opere di Momò Calascibetta che Philippe Daverio descrive

….come una carezza la linea nera segue un disegno e lo modella, la linea nera dell’artista segue il colore e il tessuto della carne, disegnando tra luce e ombra, un chiaroscuro, un palpito nella notte della Fontana che è metafora della notte degli uomini. E la luce non filtra più dagli occhi ma dalla carne, l’acqua si erge e la sua forza invade come  per i Greci e i Latini l’acqua invade e simboleggia i misteri della vita, dove nascita e morte, passato e futuro si intrecciano. Nella Piazza della Vergogna di Momò  Calascibetta sgorgano le sorgenti dove i nuovi   spiriti dell’acqua hanno il potere di profezia e  l’opera di Momò crea i suoi nuovi oracoli attraverso i quattro  fiumi che percorrono la Fontana….Nell’opera si evidenzia lo stereotipo grottesco che tutti noi abbiamo costruito nella nostra e nell’altrui immaginazione negando la possibilità di colpi di scena di meraviglia, di bello e di buono, sempre possibili  all’uomo ma mai realizzati in questo luogo. Gli attori di questo dissennato carnevale sono politici e criminali, dame dell’alta società, nobili decaduti e prelati, intellettuali e artisti che tessono rapporti inconsistenti dentro una babilonia disperata che si agita tra i vortici dei giochi dell’acqua; un’ umanità vacua e disfatta, verminosa e potente, un carnevale di annoiati, vitelloni e nobili a noleggio….

Immagineopera di Claus Joans

-Dieci sculture luminose di fantastici animali acquatici di Claus Joans,”genio primordiale e totemico come un uomo di domani” come lo descrive Philippe Daverio, creatore di sculture in acciaio e in policarbonato, percorse da segni, incisioni , graffiature che raccontano di luoghi fluviali e marini,  raccontano  delle correnti e dei movimenti d’acqua che essi hanno percorso. Claus Joans, marinaio dei mari del mondo , navigatore da sempre, che alterna il suo percorso nell’operare artistico a viaggi nelle acque dell’oceano.

-Cinque sculture di pietra lavorate dall’acqua di Stefano Zucchi, raccontano del contatto primordiale tra acqua e roccia ,dove lo scorrere e scavare dell’acqua, trasforma il duro materiale in forme arrotondate che narrano di questo percorso di trasformazione. Non a caso le opere di Zucchi arrivano dalle montagne del marmo di Candoglia e dalla sorgente del Lago Maggiore e fiume Ticino.

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 opera di Cosimo Barna

-tre opere di Cosimo Barna.

Cosimo Barna racconta delle correnti marine e dei branchi di pesci i cui movimenti a spirale trasformano  l’acqua in un caleidoscopio di colori , racconta della vita dell’acqua e delle sue correnti attraverso fantasmagoriche pennellate di colore da cui guizza fuori la luce.

   Associazione Arte e Memoria del Territorio- via N.d’Apulia,12- 20125 Milano

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Ufficio stampa Cristina Pariset

 cristina.pariset@libero.it

Vittoria Sperimenta

March 29, 2014

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Sabato 22 MARZO 2014

dalle ore 19.00  alle ore 21.00

Momò Calascibetta, Loredana Grasso, Francesco Lauretta

 

Momò Calascibetta, Loredana Grasso e Francesco Lauretta sono i protagonisti della quarta e ultima sessione di questa prima edizione di  Vittoria Sperimenta, che ha preso il via martedì 18 marzo nella sala grande al primo piano del Chiostro di Santa Maria delle Grazie, trasformato ormai stabilmente in vero e proprio atelier d’arte, crocevia di talenti ed esperienze artistiche.

La manifestazione d’arte contemporanea ideata da Giovanni Robustelli, che ne è anche il direttore artistico, e realizzata da Akash Produzioni con il patrocinio del Comune di Vittoria, ha già visto succedersi le prime tre sessioni, con la partecipazione di un totale complessivo di dieci qualificati artisti, sempre più partecipate da parte di appassionati, critici e soprattutto giovani.

Anche in questo caso gli artisti accettano di mettere in mostra il loro processo creativo: lo spettatore assiste all’intima ricerca che porta l’artista ad interpretare ciò che lo circonda e dunque a realizzare la sua opera; ciò che normalmente avviene in un atelier, qui accade in estemporanea, inaugurando una nuova forma di dialogo tra l’arte e il pubblico.

 

Anche i tre ospiti di questa settimana, dunque, saranno chiamati a realizzare un lavoro in estemporanea, con la tecnica e le dimensioni che preferiranno.

La quarta settimana di Vittoria Sperimenta – dichiara il direttore artistico di Vittoria Sperimenta Giovanni Robustelli  chiude un percorso intenso e articolato, sia per i linguaggi che per i concetti espressi in questo grande atelier temporaneo, con tre autori le cui dinamiche creative sembrano, nell’iter progettuale, molto distanti. Fracesco Lauretta ci mostra il suo ‘centro di riflessione’ in cui accade e, in questo caso, si manifesta soprattutto il pensiero e la progettazione della parola. Il suo ‘atto’ creativo si dipana tra il medium della scrittura, della parola e, non ultima, della pittura. Loredana Grasso documenta il paesaggio e la luce con la pittura, ci racconta uno spazio che proviene dal ricordo, dall’esperienza, per poi sfociare in un orizzonte astratto, mentale, unico e nuovo. Un paesaggio della cultura. Momò Calascibetta si impegna nel decifrare, scavando, uno spazio denso e ingombrato. Quello che affiora sulla superficie è un testo fitto di segni che non si limitano a manifestare le forme e le loro relazioni con lo spazio, e le ulteriori chiavi di lettura riferite all’iconografia ma, proprio per l’estrema presenza del segno, a richiamare l’attenzione proprio su di sè, sulla grafia, sulla preghiera del gesto”.

 

L’atelier di Santa Maria delle Grazie potrà essere visitato dal pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

 

Le opere prodotte saranno presentate sabato 22 marzo, a partire dalle 19, nel corso di una serata-evento, accompagnata dalle degustazioni della Strada del Vino Cerasuolo.

Gli artisti e il pubblico si confronteranno in una talk sul tema “L’editoria artistica nell’arte contemporanea”.

 

Si ringraziano il Comune di Vittoria e agli sponsor di Vittoria Sperimenta: Agriplast srl, Banca Mediolanum, Nerosicilia e Mosaicomicro, Fiera Emaia, Villa Orchidea, l’associazione Strada del vino, il ristorante Acqua e vino.

 

 

 

GLI ARTISTI

 

Momò Calascibetta

asce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti e Pollini ma sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura che Leonardo Sciascia la definirà “come il racconto dettagliato dell’imbestiamento di una classe di potere già sufficientemente imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità….”. Nel 1982 si trasferisce a Milano dove nascono tematiche come “Comiso Park”,”Piazza della Vergogna”,”De l’Amour”,”Labirinto Verticale”,”Terromnia”…che troveranno spazi espositivi alla Fondazione Corrente, Fondazione Mudima,Galleria Jannone, Galleria Philippe Daverio, ed in fiere internazionali d’arte: Arte Fiera di Bologna ,MiArt, Artexpo New York Coliseum, Art Basel, Arco Fiera di Madrid.

Nel 2004 è stato ospite con le sue opere alla trasmissione Passepartout di Philippe Daverio e nel 2005 un suo grande lavoro “Il gelato di Tariq”viene utilizzato per l’allestimento del set delle nove trasmissioni estive di Passepartout.

Memorabile rimane l’esperienza dell’artista alla Biennale di Venezia del 2005 in cui, con altri curatori, organizza il Progetto “Esserci al Padiglione Italia”, evento che ha voluto lanciare un messaggio alla Biennale puntualizzando che l’arte italiana è ammorbata da una volontà dominante verso il crescente dilagare di uno sporco e corrotto mercato dell’arte americanizzato e monopolizzato da lobby finanziarie-culturali cieche ed arroganti, dove l’arte si trova sempre più mummificata in eventi e fiere varie da imbalsamatori culturali sempre più lontani dalla vita dalla società.

 

Loredana Grasso

Nata a Erice (TP) nel 1982, ha frequentato l’Accademia di belle arti di Palermo conseguendo la laurea specialistica in Pittura. Vive e lavora a Palermo. Ha esposto in mostre personali, collettive a Palermo, Italia e in Germania. Nel 2010 viene selezionata da “Premio Celeste” per la collettiva “Expectations New York” e nel 2011 è tra i finalisti del “Premio Combat Prize”.

Il suo lavoro riflette prevalentemente su situazioni ambigue e misteriose, sia quando il medium utilizzato è la pittura, sia quando le opere si espandono nello spazio come con la scultura. I diversi linguaggi, nelle molteplici forme, rivelano lo sguardo dell’artista, meditativo e ipnotico, stimolando infiniti pensieri.

Una poetica radicata nei sogni – o negli incubi – e nelle paradossalità delle esperienze che l’artista inscena; opere sempre aperte al confronto con la vita, con le sue fragilità e le nostre incertezze, elementi che diventano valore e punto di partenza verso la scoperta di altri luoghi, oltre i limiti spaziali, temporali e di pensiero.

 

Francesco Lauretta

Dopo studi tecnici, si trasferisce a Venezia e frequenta l’Accademia di Belle Arti nell’aula di Emilio Vedova. Si diploma nel 1989.

Nel 2003, dopo un breve viaggio nella sua terra d’origine, si definisce pirandellianamente pittore, e da quel momento si approfondisce il tormentato rapporto con questo medium che lo conduce oggi a definirsi un “ingegnere” ponendo l’accento non tanto sulla semplice rappresentazione quanto sulla costruzione. Tra il 2003 e il 2011 espone in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero e realizza alcuni video grotteschi, vere e proprie riflessioni sui luoghi comuni degli artisti, e sui rapporti marginali tra arte e territorio.

Nel 2007 vince il Premio Agenore Fabbri e si trasferisce a Firenze.

Nel 2010 inizia a scrivere alcune allegorie dal titolo “I racconti funesti” che spiegano l’opera della costruzione – un processo che da quel momento lo assorbe totalmente – col disegno (gli spolveri), con la pittura, con la scrittura, il video, la performance.

 

 

 

 

E-mail akashproduzioni@gmail.com
Sito Web http://www.vittoriasperimenta.it

 

addetto stampa Concetta Bonini

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Vittoria Sperimenta

March 29, 2014

Vittoria Sperimenta

VITTORIA. Sabato 29 marzo alle ore 19.00 il vernissage della mostra 

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La sperimentazione si è chiusa con tre ospiti speciali: Momò Calascibetta (in foto), Loredana Grasso, Francesco Lauretta

SICILIA – VITTORIA (RG) – La sperimentazione non è ancora finita. Sabato 29 marzo, infatti, dalle ore 19 alle ore 21, nello splendido spazio al primo piano del Chiostro di Santa Maria delle Grazie, sarà inaugurata la mostra di Vittoria Sperimenta, che vedrà in esposizione tutte le opere prodotte in questi due mesi dai tredici artisti ospiti (Ilde Barone, Giulio Catelli, Salvo Catania Zingali, Carmelo Candiano, Giuseppe Colombo, Giovanni La Cognata, Giovanni Blanco, Carlo e Fabio Ingrassia, Piero Zuccaro, Momò Calascibetta, Loredana Grasso, Francesco Lauretta).
I due mesi si sono conclusi con una settimana speciale, che ha visto ospiti Momò Calascibetta, Loredana Grasso, Francesco Lauretta.
“Chiudiamo queste quattro settimane – ha commentato il direttore artistico Giovanni Robustelli – e lo vogliamo fare con le parole delle persone che sono venute. Proprio durante gli ultimi giorni, una signora, una di quelle che rappresentano il pubblico tradizionale delle mostre e che sono state incuriosite dal nostro esperimento, ci ha detto che questa manifestazione lascerà un segno nella storia della cultura di questa città, un segno che serve da concime per le nuove generazioni. Ed è vero, perché per raccontare di questa esperienza potremmo anche usare le parole dei bambini, la sorpresa dell’entusiasmo, la loro curiosità e meraviglia, tutte cose che dovrebbero farci riflettere sul valore che può assumere il linguaggio artistico nella formazione dei bambini. Il risultato finale è stato esattamente quello che ci aspettavamo: possiamo dire di aver raggiunto i nostri obiettivi”.
“E’ stata un’esperienza strabiliante anche dal punto di vista umano – aggiunge Ivano Fachin, presidente dell’associazione Akash -, un’occasione unica di incontrare universi, culture, filosofie e tecniche, una carica di energia e di curiosità senza paragoni. Se il nostro pubblico ha avuto modo di cogliere anche una piccola parte di quello che noi abbiamo vissuto ogni giorno, possiamo essere orgogliosi del risultato”.
E gli artisti stessi, confermano il valore di questa formula – innovativa e per certi versi provocatoria – proposta da Vittoria Sperimenta.
“La rassegna – commenta uno degli artisti ospiti dell’ultima sessione, Momò Calascibetta – ha voluto offrire al pubblico la visione della nascita in diretta di un’ opera d’arte nei suoi aspetti più intimi e sconosciuti. Già il mondo contemporaneo artistico nega la concreta possibilità diincontri-scontri tra gli stessi operatori del settore. Rimpiango il tempo storico in cui poteva verificarsi un incontro dilaniante e tragico come quello tra Van Gogh e Gaugin, artisti che partoriscono le loro opere per la loro intrinseca necessità d’esistere. I miei lavori nascono in assoluta solitudine. Rare volte accetto esperienze di questo tipo ma  questa volta  galeotto è stato l’ incontro a Milano con  Giovanni Robustelli. L’ambiente fisico ed umano in cui si è svolta la rassegna ha rispettato  i canoni della bellezza e dell’armonia creando un habitat confortevole in cui ogni artista ha potuto ben lavorare anche se non  è stato per me facile sentire nei nostri spazi lo scorre curioso e parlante del pubblico visitatore che qui…lo si voleva comunque agente”.
“Ho lasciato un silenzio muto e ho ritrovato una forte cassa di risonanza – ha aggiunto Loredana Grasso –, quasi una nuova, bella e grande famiglia. Mi porterò via l’esperienza di avere incontrato delle persone straordinarie e non solo. L’artista è abituato a una forma di solitudine incredibile e qui ho riscoperto invece il silenzio della presenza, il privilegio di avere a fianco persone che riescono a stimolarti anche senza fare nulla. Con i bambini, poi, è stata un’esperienza straordinaria: un momento in cui mi sono sentita davvero me stessa, dati anche alcuni dei miei linguaggi precedenti, e in loro mi sono riflessa come in uno specchio”.
“La cosa bella, al di là del lavoro – ha detto infine Francesco Lauretta, che qui è arrivato con una poltrona, i suoi libri e i suoi dischi -, è che si incontrano persone di una generosità straordinaria, dagli artisti al pubblico. Sono momenti incredibili per raccontarsi e ascoltare e conoscere il racconto degli altri. Mi sono portato le mie cose perché il pittore non è tutto quello che sono: la pittura è l’atto finale di un processo di ricerca che ho voluto portare per intero. Ed è stato un momento per verificare ancora una volta che questo è davvero un lavoro benedetto”.
L’appuntamento è dunque per il 29 marzo, per poter ammirare le opere prodotte durante questa prima edizione.

March 7, 2014

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Extra Vergine: tre giorni tra arte e cultura

October 28, 2013

Extra Vergine

A Menfi  il gusto artistico dell’olio

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Il progetto di promozione culturale dei prodotti tipici siciliani si conclude a Menfi con la rassegna “Extra Vergine”: tre giorni tra arte, cultura, prodotti tipici e tradizioni

I popoli mediterranei cominciarono ad uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l’olio e la vite» scriveva lo storico greco Tucidide, che assegnava all’olio le qualità ancora oggi riconosciute come l’ingrediente principe di un’alimentazione sana. Ecco perché il comune di Menfi promuove la manifestazione “Extra Vergine”, Arte territoriale di origine protetta, in programma davenerdi 1 a domenica 3 novembre con l’obiettivo di destagionalizzare, incentivare il turismo alla scoperta delle tradizioni del territorio.
Il progetto, per la direzione artistica di Giuditta Pecoraino e al quale hanno collaborato anche i produttori Botta, Mandrarossa, Planeta, Messina, Mirabile, Li Petri, Lombardo e gli altri 1.000 olivicoltori riuniti nella cooperativa La Goccia d’Oro, insieme a Giuditta Pecoraino curatrice e direttrice artistica, si svolge nel pieno periodo della raccolta, a Menfi nel cuore della DOP Val di Mazaradove l’olio insieme al vino sono i prodotti centrali dell’economia del paese e di tutta la Sicilia.

Gli uliveti e i frantoi saranno aperti e faranno anche da cornice a momenti artistici durante tutta la tre giorni, con la presenza di artisti come l’attore Salvo Piparo, gli spettacoli di danza contemporanea di Giovanna Velardi accompagnata dal musicista Mario Bajardi, gli allestimenti scenografici di Natale Rossi, l’istallazione sugli alberi e scultura di Vincenzo Marchese, lo spettacolo di circo contemporaneo di Francesco Mirabile, la perfomance iterattiva ludico/artistica di Filippo Pecoraino, l’Arte da trasporto di Giusva Pecoraino nonché per tutta la giornata di sabato verrà proiettato il video “Le voci dell’olio. Persone e paesaggi dell’olio a Menfi” realizzato da Mon Amour Film.

Saranno presenti anche i pittori Alessandro Bazan e Momò Calascibetta, i musicisti Gianni Gebbia e Davide Barbarino e la fotografa Rori Palazzo. I giovani artisti Angelo Crazyone street-writing in collaborazione con Sabrina Annaloro, Luigi Lazzaro con l’opera “la lavagna”, i pittori Simone Geraci, Pietro Vaccarello, Simone Stuto, Alfonso Rizzo, Giorgio Aprile e l’artista Provvidenza Carlino esporranno le loro opere per essere valutati domenica da una giuria di critici ed esperti che darà a uno di loro un riconoscimento dal Comune di Menfi.

Durante la manifestazione (VISUALIZZA IL PROGRAMMA COMPLETO), sono previste degustazioni di olii del territorio, conserve e prodotti della tradizione locale e di pasticceria, organizzati nella tensostruttura allestiva a Menfi, in piazza Vittorio Emanuele III (costo d’ingresso 2 euro). Sono previsti inoltre due laboratori di cucina mediterranea, venerdì 1 novembre a Casa Planeta, dalle ore 17 fino alle 18 e dalle 18.30 fino alle 19.30, con l’incontro con gli chef Michelangelo Brignoli e Peppe Bono, e sabato 2 novembre, sempre a Casa Planeta, dalle 17 alle 18 e dalle 18.30 fino alle 19.30, con gli chef Liborio Bivona e Angelo Pumilia. Entrambi i laboratori, che hanno un costo di 10 euro, possono essere prenotati inviando una e-mail a prenotazioni@extraverginemenfi.it

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito web di “Extra Vergine”, visitare la pagina Facebook della manifestazione o telefonare al numero 380.1852208.

Sale…la voglia d’arte

August 5, 2013

“SALE … la voglia d’arte”

II BIENNALE INTERNAZIONALE DI SCULTURA DI SALGEMMA

L’evento internazionale,  dal 9 al 18 agosto nella Villa Sgadari alle porte di Petralia Soprana, coinvolgerà artisti che scolpiranno blocchi di salgemma  realizzando sculture che andranno ad arricchire  il nuovo museo all’interno della miniera  Italkali dove hanno già trovato posto le opere della precedente biennale.

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Ritorna “SALE…la voglia d’arte”. Dal 9 al 18 agosto il salgemma diventa nuovamente protagonista a Petralia Soprana con la II Biennale Internazionale di Scultura. Continua il percorso dell’Associazione “Arte e Memoria del Territorio” di Milano e dell’Associazione “SottoSale” di Petralia Soprana legato al salgemma che da condimento alimentare diventerà materiale da scolpire. Si rinnoverà l’incontro con la scultura che vedrà all’opera artisti internazionali : Cosimo Barna, Mariano Brusca, Momò Calascibetta, , Claus Joans, Gianfranco Macaluso, Jorunn Monrad, Laura Panno, Damiano Sabatino, Stefano Zucchi che svilupperanno il tema assegnato “Dalle viscere della terra alla luce del sole: il sale un dono per l’uomo/la donna del 2° millennio.” Ogni artista con la sua sapiente tecnica e creatività realizzerà l’opera  scolpendo un blocco di sale, nell’intento di valorizzare questo prezioso e antico materiale formatosi 200 milioni di anni fa a seguito del prosciugamento dell’acqua dei mari primordiali e ora  conservatosi nelle viscere delle montagne delle Madonie. Nell’ambito della  Biennale, da un’idea del fotografo Fabrizio Garghetti, si rinnoverà il rito del  “RITORNO AL MARE”; il sale, che attaverso remoti eventi geologici  è salito alla montagna, a mille metri di altitudine, nella contrada Raffo a Petralia Soprana ed estratto dalla società Italkali, ridiscenderà al mare simbolicamente con alcuni blocchi  attraverso il più antico mezzo di trasporto : l’asino. Il ritorno al mare, attraversando borghi e paesi, riscoprirà il valore dei percorsi nella natura e segnerà una “nuova strada per il turismo”. La base logistica dell’evento è Villa Sgadari, alle porte del paese di Petralia Soprana, recentemente ristrutturata dall’Ente Parco delle Madonie che ne è anche il proprietario. Villa Sgadari è una delle più interessanti residenze sub-urbane delle Madonie di architettura Barocca con pregevoli affreschi di carattere mitologico.

Prototipo del progetto "Genesi"

Prototipo del progetto”genesi di Momò Calascibetta

Nello spazio antistante la Villa  Momò Calascibetta realizzerà una installazione dal titolo “GENESI”. Il progetto di Momò consiste in un grande volume piramidale a forma di tetraedro realizzato con 11.000 cannucce da bibita, versatile famiglia di materiali “plasticosi”. Trasparente e leggerissimo,  autentico miracolo visivo,  racconta e mette simbolicamente  in luce il mondo dell’acqua, custode del sale. Proprio come l’acqua, il sale possiede una struttura cristallina ben precisa  ma, a differenza dell’acqua, che è un tetraedro, la struttura reticolare del sale è cubica.


L’acqua come il sale è indispensabile alla vita, partecipa all’energia degli esseri, è elemento tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è alla base di tutte le forme di vita . L’ acqua è cio’ che tutto avvolge e permea, è lo spazio intangibile che tutto unisce, è la sostanza che pervade l’intero universo e che  assorbiamo dall’ambiente circostante attraverso la sete,  necessaria alla vita degli Esseri Viventi.

Villa Sgadari

Gli spazi della Villa ospiteranno anche molteplici iniziative che coinvolgeranno la sfera musicale, artistica e culturale. Durante tutto il periodo della manifestazione si terrà anche una collettiva d’arte dei più importanti artisti madoniti, un laboratorio di fotografia notturna ed altre iniziative culturali. Una volta ultimate, le sculture saranno installate all’interno della miniera di salgemma Italkali, nel museo realizzato in uno spazio all’interno della miniera dove potranno essere visitate.  Dalla collaborazione tra l’Associazione “Arte e Memoria del Territorio” e l’Associazione “Sottosale”, che hanno comunanza di obiettivi e finalità riguardo al concetto di valorizzazione e promozione del territorio, nasce e continua questa manifestazione che metterà alla prova gli artisti con l’utilizzo di un materiale inusuale e difficile da modellare.

Art in the Mediterranean

March 12, 2013

 

Art in the Mediterranean

Del 22 de Marzo al 21 de Abril de 2013

Enriqueta Hueso 恩里克塔•乌埃索

Galería O+O (Oriente + Occidente)  西班牙“O+O 画廊”(“东西方画廊”)

C/ Francisco Martínez 34- 36 Bajos 46020 Valencia-Spain
Tfnos : 0034- 639990392- 961336449

Inauguración viernes 22 de Marzo a las 20:00 horas

cartel Art in the Mediterranean

UNA MUESTRA CON CUATRO FLANCOS DE ESENCIALIDAD EN LA GALERÍA O+O

La Galería O+O nos presenta una exposición colectiva en su línea habitual: marcada por un cohesivo prurito, por una intención amalgamadora de lo diverso, que queda armonizado y heterogéneo a un tiempo. Si algo hace entroncar a los cuatro discursos plásticos implicados, eso es el deseo comunicativo desde diferentes esencialidades:

Son los trabajos de Momò Calascibetta de un intenso expresionismo, muy en la línea de Otto Dix. Todo queda envuelto por entre una atmósfera de caricaturesca musicalidad en la que se integra lo controvertidamente bello y lo feo sin remisión. Se me antojan los personajes de este artista cercanos a los de El Greco, sí, estarían tironeados de un lado por un cierto manierismo y de otro por el arte pop más jacarandoso: distorsiona Momò las formas, dislocando los sinuosos volúmenes, otorgándonos, finalmente, la esencia connotadora que encierran.

Pinta Albert Sesma la inmediatez de los tiempos a través de un abigarrado cromatismo a su vez envuelto en un halo de fina sugestión que pudiera ser la plasmación del movimiento por el que transcurre la vida con fondo de estatismo. Una bruma de melancolía asola el rostro de los paisajes urbanos o de las personas retratadas. Es Sesma un realista real-maravilloso. Es el suyo un “antoniolopismo-asorollado” que acarrea un guiño de esperanza por vías inusuales.

Entroncando con el tachismo en lo que a búsqueda de las esencias por la senda del mero lance cromático (elemento clave de la pintura) se refiere, mas sin que podamos hablar de un simple juego gratuito, se nos muestran las obras de Juan Carlos Julián. Y es que hay en ellas una expresividad inducida; un drama traslucido a través de las vigorosas emociones a su vez entreveradas por entre la mancha y el color, que harían atracar  las obras de este artista en el puerto del informalismo más arrebatado (un estallido de indignación exaspera plásticamente su toma de postura contra la violencia de género en esta ocasión).

La escultura de Xavier Reventós nos refiere esquematizaciones de la más cotidiana pasión; ensambla rudimentos de impensada fructificación lírico-plástica; las porciones son salvadas de la irremediabilidad y ascendidas a un sublime y cooperado estatus por obra del re-creador, que nos ofrece, al fin, sugerentes esquemas de esencias.

Todos, en definitiva, son artistas hondamente comunicativos, dialogantes y aplicados en la muestra de las particularísimas claves de acceso a los reductos de sus respectivos universos creativos.

Sólo nos queda felicitar a Enriqueta Hueso por este nuevo y sugerente proyecto. 

-Diego Vadillo López-

 

http://www.galeriaomaso.com/   omasoart@gmail.com