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July 30, 2016




Tufanostudio25, Agora, V.Giamporcaro, il Comune di Pantelleria e i curatori, Italo Cucci, Mascia Maluta e Franca Zona, hanno il piacere di presentare la seconda edizione di

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-Mediateca di Pantelleria-

sabato 30 luglio 2016 ore 19,00 



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Una mostra di pittura , fotografia e video, ospitata dalla Mediateca di Pantelleria, di cui i protagonisti sono cinque artisti che amano Pantelleria, Maria Pia Adamo, Momo’ Calascibetta, Angela Carrubba Pintaldi, Federico Ferrario e Giovanna Lentini. Saranno affiancati da quattro giovani artisti panteschi Samuel Gorgone, Stefano Maccotta, Martina Minardi e Marco Valenza.

Considerando il risultato positivo della prima edizione della mostra evento che si è svolta a Pantelleria la scorsa estate, ospitata dal Comune nella location dello spazio Mediateca, con Giovanni Tufano e la collaborazione di Italo Cucci, Mascia Maluta, Franca Zona e le Associazioni Agorà e Giamporcaro di Pantelleria, torna la seconda edizione che si svolgerà sempre a Pantelleria, dal 30 luglio, all’8 agosto 2016.L evento avrà concettualmente gli stessi contenuti della prima edizione, mentre per quanto riguarda i nove artisti cercheranno con i loro lavori di esprimere il forte coinvolgimento concettuale fra gli elementi naturali che caratterizzano l isola di Pantelleria e le loro emozioni. L’ obiettivo sara’ sempre quello di sottolineare i pregi delle materie naturali, che saranno protagoniste dei lavori degli artisti, disponibili sull’isola, per enfatizzare un lavoro creativo e artistico che promuova l immagine di Pantelleria in Italia e nel Mondo.

Il numero 9 è simbolo di completezza e compimento, infatti l’energia vibrazionale di questo numero comprende la forza di tutti quelli che lo precedono. E’ un numero che si riproduce continuamente, composto da 3 volte il numero 3(la perfezione al quadrato), serve da dissolvente per tutti i numeri senza che mai si associ a qualcuno né per somma né per moltiplicazione. E’ l’ultimo numero delle cifre decimali che rappresentano il cammino evolutivo dell’uomo.Al cuore di questo nuovo progetto vi èuna chiara simbologia numerica:3 gruppi di artisti, 3 curatori, 3 associazioni promotrici. 3 energie al quadrato che nel loro moltiplicarsioriginano una forza superiore che al tempo stesso le amplifica e supera singolarmente. I 3 gruppi di artisti saranno i costruttori, le 3 associazioni le fondamenta e i 3 curatori il cemento necessario a tenere tutto insieme. TUFANO , che come artista Fluxus si mostra sempre fluido e in divenire, ha fatto suo il concetto di opera d’arte totale che racchiude in sé ed esprime in un sol colpo tutte le arti, superando ogni confine e categoria. Da anni delega ad altri di occupare il suo spazio ed anche in questo caso quando il presidente dell’associazione culturale V.Giamporcaro gliene offre uno per allestire una propria personale, l’artista gira l’invito coerentemente con la sua vecchia filosofia del Creare Lasciando Creare. L’artista ha ormai acquisito la consapevolezza del fatto di essere null’altro che un piccolo tassello di un mosaico molto più grande, in cui ciascuna tessera è unica e speciale, ma soltanto nell’armonia del tutto è possibile apprezzare la figura scaturita e ammirarne tutta la completezza.Offrire ad altri la possibilità diriempire un vuoto, non accontentandosi di occuparlo da sé dona all’ altro l’opportunità di esserne a propria volta l’autore; e così crea la propria opera lasciando agli altri il modo di creare la propria. Il teatro in cui si svolge la scena è proprio l’isola di Pantelleria, attorno alla quale queste triplici energie creative si concentrano. Perché non si tratta solo di un’isola dallo splendido mare e dai pregiati prodotti, ma è molto di più; è questo che TUFANO da anni cerca di portare alla luce, di mettere allo scoperto le enormi potenzialità del territorio e dei suoi abitanti e renderli consapevoli e capaci di valorizzare ciò che la natura gli offre.Inaugurazione sabato 30 luglio 2016 ore 19,00 con la proiezione di un video “mostra di scultura su pantellerite” di Franca Koprenig.La mostra prosegue sino all’8 agosto con i seguenti orari 10,00 alle ore 12,00 e dalle 19,00 alle 22,00 tutti i giorni festivi compresi.Tufanostudio25

Viale Col di Lana, 14 – 20136 MILANO

ContradaRukia54

Tel:38042772384/3279891518

tufanostudio@gmail.com 

http://tufanostudio.blogspot.it/ 

dejavù-apri.blogspot.com

MAGNETIKZONE

July 25, 2016

Il 27 Luglio presso il Museo Civico di Torre di Ligny di Trapani si inaugura

MAGNETIKZONE

A cura di Amerigo De Agostini

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progetto internazionale ideato da Antonio Sammartano e Darine Rajhi,

tenutosi in precedenza a Taiwan e Budapest.

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Una mostra di arte contemporanea e una discesa in campo dell’omonima associazione che da anni è attiva anche nella città di Trapani in Sicilia.

La mostra, che invita a confrontarsi artisti italiani e internazionali, rientra nei progetti di diffusione e valorizzazione della creatività artistica contemporanea proposti negli anni dall’associazione.

MAGNETIKZONE, con il suo attivismo militante, si pone come riferimento per artisti italiani ed internazionali, affermati ed emergenti, allo scopo di creare un dibattito sul valore e sul significato dell’arte contemporanea oggi.

Obiettivo della mostra, e più in generale dei progetti di MAGNETIKZONE, è quello di rendere il valore dell’arte contemporanea comprensibile e accessibile a tutti, anche ai più apparentemente lontani da essa.

Le convinzioni da cui il progetto muove sono quelle di un’arte libera da pregiudizi e dogmatismi: un’arte che può sorprendere, vincere l’indifferenza e favorire sguardi inaspettati sul mondo che ci circonda. La sensibilità artistica che MAGNETIKZONE vuole diffondere non è un modo fantasioso e astratto di guardare le cose, bensì un concreto strumento di riflessione sulle tensioni che muovono noi stessi, le persone, nella società.

Gli artisti invitati lavorano su temi diversi e ognuno con il proprio stile: astratto, figurativo,installazione, scultura. Molteplici tendenze sono presenti. Gli artisti, di generazioni e provenienza diverse sono tuttavia accomunati da un’attenzione alla dimensione interiore, di cui la loro arte è tramite.

La mostra propone le opere di:

Evita Andujar, Ellen Barrett, Pino Bonanno , Alfredo Bernasconi, Ela Bialkwska, Luca Bidoli, Isabella Branella, Momò Calascibetta, Silvio Cattani, Enea Chersicola, AK. Douglas, Barbara Duran, Francesco Faraci, Giovanna Fra, Raffaella Formenti, Marjana Goxhabelliu, Costabile Guariglia, Sue Kennington, Fitz Herrera, Hoyoung Im, Antonello Incagnone, Mauro Lovi, Kathrin Loges, Andrea Lombardo, Franco Mazzucchelli, Luca Mannino, Franzisca Möbius, Samir Makhlouf, Claudio Olivieri, Albano Paolinelli, Jasmine Pignatelli, Ravi Ranjan, Massimiliano Robino, Antonio Sammartano,Francesca Scalisi, Linda Saporito, Elena Strada, Riccardo Tripodi, Mattia Rossi, Anastasia Titova-Yakubenko, Giorgio Vicentini, Andrey Volkov, Yuqing Xia, Neven Zoricic.

Il confronto tra artisti della scena internazionale con giovani artisti di Trapani è il punto focale della manifestazione: un campo magnetico all’interno del quale linguaggi opposti si attraggono, e che vuole estendere la sua forza attrattiva su tutto il territorio chiamando la collettività a partecipare.Per la durata della mostra la splendida Torre di Ligny, protesa nel mare, tornerà alla sua antica funzione di vedetta, non più a vigilare sull’arrivo di navi nemiche, ma ad avvistare all’orizzonte l’importanza della creatività artistica.

MAGNETIKZONE

-inaugurazione 27 Luglio ore 19.00 presso il Museo Civico di Torre di Ligny di Trapani

-orario: da martedì a domenica ore 10.30 – 13 e 16.30 – 19.30

-via Torre Di Ligny (91100)

-magazziniarteitaly@libero.it

https://www.facebook.com/magazzinidellartecontemporaneatrapani/

MINIMA – azioni contemporanee — Momozart’s Weblog

July 13, 2016

“MINIMA – azioni contemporanee” a cura di Antonio Vitale, Giovanna Susan, Francesco Piazza inaugurazione – venerdì 15 luglio, ore 18.30 SAC – S. Agostino Contemporanea / di Palazzo Bellomo Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa La mostra collettiva dal titolo “MINIMA… azioni contemporanee”, visitabile presso gli spazi del – SAC / S. Agostino Contemporanea di […]

via MINIMA – azioni contemporanee — Momozart’s Weblog

MINIMA – azioni contemporanee

July 13, 2016

“MINIMA – azioni contemporanee”

a cura di 

Antonio Vitale, Giovanna Susan, Francesco Piazza

inaugurazione – venerdì 15 luglio, ore 18.30

SAC – S. Agostino Contemporanea / di Palazzo Bellomo
Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa

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La mostra collettiva dal titolo “MINIMA… azioni contemporanee”, visitabile presso gli spazi del – SAC / S. Agostino Contemporanea di Palazzo Bellomo – a cura di Giovanna Susan, Antonio Vitale e Francesco Piazza si racconta attraverso la voce diversamente narrante di ventitré interpreti del panorama artistico non solo nazionale.

Una lettura eclettica del testo contemporaneo con timbri espressivi densi, personali e a volte distanti, comunicati attraverso la pittura, il disegno, la fotografia, la scultura, e le diverse tecniche miste.

Le opere in mostra interpretano “MINIMA…” in maniera differente rispondendo al suo richiamo per formato, segno, luogo, orizzonte, senso o evasione.

“MINIMA… azioni contemporanee” un’architettura della complessità che trova nella diversità delle opere dei suoi interpreti un sicuro ed efficace strumento di “ricchezza” per arrivare, percorrendo la strada “minima”, a interrogare il nostro gusto e ad alimentare il nostro spirito critico rispetto alle “cose” del mondo.

MINIMA
azioni contemporanee

mostra a cura di
Giovanna Susan, Antonio Vitale, Francesco Piazza

opere di

Michele Alfano // Turi Aquino // Maryam Bakhtiari // Xante Battaglia // Saverio Bertrand // Bona // Beppe Burgio // Momò Calascibetta // Calusca // Gino Casavecchia // Atanasio Giuseppe Elia // Raimondo Ferlito // Francesco Fiorista // Francesco Giglia // Torquato La Mattina // Sonia Lo Bue // Saverio Magistri // Melchiorre Napolitano // Salvatore Salamone // Franco Spena // Giusto Sucato // Armando Romeo Tomagra // Valentino Vago

Inaugurazione – venerdì 15 luglio, ore 18.30
SAC – S. Agostino Contemporanea
Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa

https://www.facebook.com/events/1048790208507595/

Mostra visitabile fino a sabato 17 settembre 2016

giorni ed orari
venerdì e sabato
dalle 14.30 alle 18.30

INGRESSO LIBERO / FREE ENTRY

PER INFO
Galleria Regionale di Palazzo Bellomo

Via Capodieci, 14-16
Ortigia, Siracusa
tel.: +39 0931 69511
fax: +39 0931 69529
e-mail: urp.gall.bellomo@regione.sicilia.it

Momeide

May 2, 2016

MOMEIDE

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Si inaugura sabato 7 maggio 2016, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Momeide, catalogo Aurea Phoenix Edizioni, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione raccoglie una selezione di opere di Momò Calascibetta, «maestro del disegno assai stimato, tra gli altri, da Consolo, Sciascia e Bufalino» che l’Amministrazione Comunale di Ragusa è lieta di ospitare «nelle splendide Sale di Palazzo Zacco, dove alcuni dei suoi lavori più famosi instaurano un dialogo con le sculture e le grafiche di Carmelo Cappello», offrendo ai ragusani e ai tanti turisti che ogni giorno visitano il museo «una testimonianza autentica di impegno civile e di altissimo mestiere»
***il viaggio per  fondare il popolo errante dei “siciliani per caso” ***
Dal testo in catalogo di Andrea Guastella: «Entrambi sono nati in un’isola del Mare della Storia. Entrambi, il pittore delle giostre e l’essere deforme metà uomo metà toro, si ritrovano a vivere lontano – l’uno dal sole di Creta, l’altro da Palermo felicissima, emigrato nelle brume di Milano. Prigionieri di Dedalo, si aggirano in un salone degli specchi che li danna a riconoscere in sé, nel proprio volto, gli orrori che combattono o da cui provano a fuggire. O da cui, come appestati, sono stati allontanati.
Così, come le urla del Minotauro facevano crollare le pareti, i trionfi della morte di Momò Calascibetta sono lazzi, improperi, atti di accusa contro una società che ha, tra le sue tante colpe, quella di starsene oziosa, schiava della copula e del circo, del tutto inconsapevole della propria ombra.
Me lo immagino il Minotauro, tra gli echi del suo grido, percorrere avanti e indietro il labirinto alla vana ricerca di una fuga. Anche Momò sembrerebbe ripetere il medesimo tragitto: ordinando i suoi lavori in sequenza cronologica, ho constatato come i più recenti riprendano il filo di altri di decenni addietro senza preoccupazione alcuna per un’uniformità stilistica avvertita, con ogni evidenza, come limite anziché come vantaggio.
L’unica apprensione è non frapporre ostacoli a un talento straripante: Momò suscita parossismi, incoraggia connubi innaturali tra linee falcate e colori cangianti, occupa angoli morti, svela desideri ardenti e stabilisce, succube e aguzzino come il padre putativo della bestia, il girone d’Inferno cui condannare i figli sazi, inconcludenti del malcostume e della pubblicità.
Condanne – intendiamoci – all’apparenza tutt’altro che severe. Loro, i vitelloni intorpiditi dalla crapula e dal vizio, galleggiano grevi, madidi di sudore nell’atmosfera ovattata di un perpetuo show televisivo, tra applausi a comando e risate preregistrate. Si sentono furbi, intoccabili, sicuri. Hanno la tracotanza dell’Ignoto marinaio di Antonello. Eppure, a fissarli troppo, reagiscono scomposti. Fu proprio a causa di uno di questi “nuovi mostri” che Momò dovette affrontare un tentativo di censura. Imputazione: il ritratto beota di un politico, addirittura il primo cittadino del paese dove l’opera era in vista, mescolato tra i volti tronfi di Folla. Il dipinto, assai simile all’Autoritratto con maschere di Ensor, non aveva intenti denigratori: Momò quel tale non lo conosceva affatto. Ma, come capita sovente quando si persegua il vero, la somiglianza era reale. Naturale che il sindaco – che, a quanto mi risulta, fu poi processato e condannato – si ritrovasse: il simile riconosce il simile, come il colpevole si lascia individuare tornando a visitare i luoghi del delitto.
Persino quando riveste le figure dei panni candidi del mito, l’artista non rinuncia a rivelare un brulicare morboso di passioni inconfessate. Che non riguardano, si badi, la povera Pasifae o la Leda spensierata, ma i corrotti osservatori. O dovremmo forse credere che esistano uomini e donne fuori dal comune, che non hanno mai tremato per la prova costume o non si sono interrogati colmi d’ansia su misure e prestazioni?
Accade, in altre parole, che a furia di specchiarsi Momò ci costringa a specchiarci a nostra volta. E ci faccia venire una gran voglia di distruggere lo specchio.
Tale cupio dissolvi, non saprei sino a qual punto volontaria, ha indotto l’artista a tentare un nuovo inizio: “in un mondo di arrivisti”, proclama Bufalino, “buona regola è non partire”, ma Momò pensa che “non basta sapere aspettare perché tutto arrivi”. Siamo agli albori del terzo Millennio; mentre a New York crollano le Torri, Antonio Calascibetta cambia nome: sceglie di chiamarsi come lo zio Momò, una persona eclettica, affascinante, incontrata una sola volta all’età di cinque anni e che è stata la chiave delle future scelte artistiche. Quasi non bastasse sbattezzarsi, inaugura – con i dovuti scongiuri – una mostra-funerale, Momò fu Calascibetta e affianca alla pittura un’inedita produzione di sculture. Come un Lucifero annoiato dal suo impieguccio di custode, si lascia insomma il passato alle spalle per prendere il largo verso lidi sconosciuti.
È tempo di Momeide ma, diversamente dall’Eneide di Virgilio, l’epopea non procede dal racconto del viaggio, quanto da quello della guerra. Anzi, da quello delle rovine della guerra: l’attenzione dell’artista va alle case dilaniate dalle bombe “intelligenti”, ai bambini assenti, intenti a raccattare il cibo tra montagne di immondizia o a giocare per strade desolate. E se Enea portava con sé le statuette dei Lari e dei Penati, Momò custodisce nel cuore il ricordo di un’infanzia felice e riparata, di una giovinezza la cui la meta era partire; un ricordo cristallizzato nelle sue case caffelatte: sgombre, prive di presenze, tutto l’opposto dei palchi e delle tribune degli esordi, quasi a gridare sui tetti che la casa è l’unico spazio inviolabile, l’unico tempio, l’unica tana in cui posare il capo. “La casa”, afferma, “è una geografia della memoria dove il dolore ti abbandona: sono come una tartaruga, ovunque io vada mi porto la casa sulla schiena”.
Cosa poi contengano le valigie sparse qua e là per le stanze, verso quali altri porti si diriga la sua nave, quali trame di gioia o sofferenza l’alta Musa dipani tra i sentieri del colore, tutto questo lo ignoriamo.
Ci basti sapere che Momea, eroe siciliano figlio di Filippo, fuggito per il Mediterraneo dopo aver constatato il dilagare di un’arte sempre più mummificata da imbalsamatori culturali, è approdato qualche anno fa non nel Lazio come Enea ma in Sicilia nei pressi di Mozia, dove ha fondato il popolo errante dei “siciliani per caso”».
Antonio (Momò) Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti e Pollini ma dimostra subito una spiccata vocazione al disegno – prontamente riconosciuta da Leonardo Sciascia – che lo induce a dedicarsi in via esclusiva all’arte. Nel 1982 si trasferisce a Milano, da cui intraprende un’intensa attività espositiva in gallerie private e in spazi istituzionali prestigiosi, in Italia e all’estero. Nel 2004 è ospite del programma televisivo “Passepartout” di Philippe Daverio e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene scelto per l’allestimento del set delle trasmissioni estive della serie. Memorabile la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale, in compagnia di altri artisti e curatori, organizza il progetto collaterale “Esserci al Padiglione Italia”, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominato da lobby finanziarie cieche e arroganti, sempre più separate dalla vita reale. Nel 2006 apre uno studio anche a Palermo, nel mercato storico della Vucciria. Vive attualmente tra Milano e Marsala.
Mostra: Momeide
Autore: Momò Calascibetta
Curatore: Andrea Guastella
Organizzazione: Associazione Culturale Aurea Phoenix
Catalogo: Aurea Phoenix Edizioni
Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa
Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)
Inaugurazione: sabato 7 maggio 2016, ore 18.00
Durata: 7 maggio – 30 giugno 2016
Orario: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 8.00 – 14.00, 15.00 – 19.00; sabato ore 9.00 – 13.00, 15.00 – 19.00
Giorno di chiusura: domenica, lunedì e festivi
Ingresso: libero
Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com
Cell: 3383481602
Momò Calascibetta, sito:

 

Elogio del Disegno

June 6, 2015

Elogio del Disegno1908137_10205880064314428_7124764469554799091_n

Autori: Francesco Balsamo – Salvo Barone – Giovanni Blanco – Sandro Bracchitta – Momò Calascibetta – Giuseppe Colombo – Piero Guccione – Giovanni Iudice – Giovanni La Cognata – Giovanni Lissandrello – Vincenzo Nucci – Giovannni Robustelli – Franco Sarnari 

Curatore: Andrea Guastella 

Organizzazione: Associazione Aurea Phoenix

Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa

Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)

Inaugurazione: sabato 6 giugno 2015, ore 18.00

Durata: 6 / 23 giugno 2015

Orario: aperto tutti i giorni escluso sabato e festivi ore 9.00 /13.00; martedì e giovedì ore 9.00/13.00 e 15.00/17.00

 

Si inaugura sabato 6 giugno 2015, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Elogio del disegno, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione, organizzata dall’Associazione Aurea Phoenix col Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ragusa, raccoglie una selezione di disegni di autori italiani contemporanei.

Martedì 23 giugno alle 18.00, sempre presso i locali di Palazzo Zacco, alla chiusura della mostra verrà presentato il volume di Andrea Guastella Il ramo verde, Aurea Phoenix Edizioni, una raccolta di scritti sull’arte comprensiva del saggio che dà il titolo alla mostra e che le è esplicitamente dedicato.

Dal testo di Andrea Guastella: «In un capitolo dal titolo emblematico, Elogio del pastello, della sua indimenticata Critica della modernità, Jean Clair registrava la risurrezione del disegno che, a suo dire, ritorna “ad occupare […] quel posto primordiale che fu, in altri tempi, il suo”. Trent’anni e passa dopo risulta difficile credere al primato di un’arte universalmente caduta in oblio, abbandonata dalle scuole e soppiantata, nella sua funzione mimetica, da strumenti ottici che consentono di riprodurre il reale con una facilità di gran lunga maggiore. Poco a poco tali strumenti, a cominciare dai più semplici come la fotocamera del telefonino, sono diventati delle vere e proprie protesi corporee, dei prolungamenti delle facoltà percettive col non trascurabile vantaggio di fissare una visione stabile, non soggetta ai capricci della memoria e modificabile a piacimento.

Oggi, perciò, non sembra strano che una star del calibro di Maurizio Cattelan dichiari candidamente di non saper disegnare: “Le mie cose”, afferma, “non le tocco proprio. È il vuoto che mi concentra e mi dà delle idee”. Si potrebbe – ammettiamolo – ironizzare facilmente su quel vuoto, ma sarebbe come prendersela con uno scienziato perché non sa cucinare: l’arte concettuale risponde infatti a logiche mentali che hanno poco da spartire con la “primordialità” del disegno, col suo essere identico a sé stesso da quando i primitivi tracciarono schizzi sulla pareti di una grotta.

Davvero il disegnare fonde l’uomo e il mondo: come lo sciamano si immedesimava nella preda da cacciare, nessun disegnatore che si rispetti è in grado di affrontare una montagna senza diventare in qualche misura una montagna, o di ritrarre una donna limitandosi a contemplarne la sagoma, la forma. Occorre percorrere i luoghi, frequentare le persone, conoscere la luce e l’atmosfera dei primi e i movimenti delle seconde, dal modo in cui, con un gesto della mano, ravvivano i capelli, al piegarsi di una ruga se un pensiero le attraversa. Disegnare non è infatti copiare passivamente il dato oggettivo: è cogliere un’armonia fra rapporti complessi e trasporli in un ordine proprio, sviluppandoli secondo dinamiche autonome. E non si tratta di impresa da poco. Per quanto si tratti di un atto primigenio, per disegnare – come per scrivere – occorre superare una barriera.

Lo aveva capito Van Gogh, che in una lettera al fratello definisce il disegno «l’arte di aprirsi un passaggio attraverso un muro» eretto tra i sensi e l’intelletto, tra ciò che si vede e ciò che si intende esprimere. Ostacolo da superare ma non perciò meno necessario, essendo proprio la sua presenza ad accendere l’immaginazione trasformando la percezione meccanica in interpretazione. Ogni artista, per dirla tutta, ha il proprio muro, che a volte coincide col suo limite, altre con la sua qualità maggiore. Prendiamo il caso di Vincenzo Nucci, amico carissimo da poco scomparso cui ho il piacere di dedicare questa mostra: forse il disegno era per lui un limite, una sfida, ma senza impegnarsi in questo confronto sviluppando le sue attitudini di colorista non sarebbe probabilmente diventato il grande pittore che tutti ammiriamo. Non a caso il suo Paesaggio della memoria, un disegno che mi donò per una mia pubblicazione, è quasi un unicum nel suo corpus, e non manca di ricorrere al bianco del pastello.

Al contrario, per Franco Sarnari il disegno è la prima rimozione – parafrasando un suo famoso ciclo potremmo quasi definirlo una Cancellazione – della sua lunga storia: disegnatore abilissimo, egli farà sempre più a meno della spontaneità dimostrata agli esordi (lo Scooter in mostra risale agli anni ’50) in nome di un tratto più freddo, pensato. C’è quasi da credere che egli abbia temuto di rimanere impantanato nelle secche della facilità esecutiva – la qualità maggiore come ostacolo da superare – rimanendo soltanto un disegnatore.È questo un timore probabilmente condiviso da Giovanni Blanco, altrettanto dotato ma alla continua ricerca di prestazioni superiori per il suo strumento e, sebbene in misura minore, da Salvo Barone, dove l’intellettualismo di alcune scelte tematiche è un freno a mano inserito che rallenta un fluire di linee altrimenti impetuoso.

Solo Giovanni La Cognata, disegnatore naturale se mai ve ne fu uno, è all’apparenza esente da simili preoccupazioni: all’apparenza, poiché il suo ductus, incisivo come plastica è la sua pittura, si nutre di natura almeno quanto è carico di memoria culturale. La spontaneità, è proprio il caso di ripeterlo, è figlia dello studio.Qualcosa del genere accade anche a Piero Guccione, il cui disegno è costruito, meditato, rarefatto proprio come la sua splendida pittura. E alla pittura, a una tessitura fine, quasi – se fosse possibile – per velature sovrapposte, si richiamano il disegno di Giovanni Iudice, dalla trama così sottile da rendere arduo cogliere il solco della matita sulla carta, nonché quello poetico, evocativo, carico di suggestioni letterarie di Giuseppe Colombo, Francesco Balsamo e Giovanni Robustelli.

Un discorso a parte va fatto per il gesto ipnotico e sognante di Sandro Bracchitta, una sorta di inconscio del suo lavoro di incisore, per quello incerto e sfumato, come se il tempo ne avesse diluito la nettezza, di Giovanni Lissandrello e per quello espressionistico di Momò Calascibetta,

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forse il maggiore erede di una tradizione che ha in Grostz e in Dix i suoi padri fondatori e una delle massime testimonianze nel segno sospeso tra l’impegnato e il surreale di Bruno Caruso.In realtà ciascuno di questi autori meriterebbe un discorso approfondito, addirittura monografico, che renda giustizia al suo percorso individuale. A me basta, in questa sede, riconoscere che Jean Clair non si sbagliava».

Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com  cell: 327.4059001

https://www.facebook.com/events/421710571346331/

Giugno d’arte e cultura a Vittoria

June 3, 2014

Arte Viva è lieta di presentarvi il programma di “Giugno d’arte e cultura a Vittoria”. Ormai alla seconda edizione, nasce dall’idea di Giovanni e Livio Bosco, con l’obbiettivo di arricchire ciò che Vittoria ha da offrire per il  Jazz Festival.

Quest’anno siamo lieti di comunicarvi che sono in programma ben cinque mostre; sperando di riuscire ad offrire quanto più possibile a chiunque venga a visitare il nostro centro storico nel periodo di Giugno. Le mostre in questione saranno dedicate ad artisti, stilisticamente diversi tra loro; si partirà Domenica 1 Giugno con l’inaugurazione della retrospettiva dedicata a Renzo Vespignani, artista che con il suo realismo pungente a caratterizzato la storia del secolo scorso sin dal dopoguerra, considerato anche uno tra i più grandi incisori del novecento italiano. In mostra un po’ tutti i suoi cicli pittorici, per riuscire a rappresentare un pezzo di storia italiana, nel miglior modo possibile. Poi Sabato 7 Giugno, in concomitanza con la prima serata del Jazz Festival ci saranno le inaugurazioni delle altre mostre;

 

Momo’ Calascibetta, Letti e Diletti, personale di pittura, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 58 ang. Via dei Mille

Il taglio, la piega, il segno: espressioni del contemporaneo. Giuseppe Amadio, Francesco

Toraldo e Gioppe Di Bella presso spazio Gallenti, Via dei Mille ang. Via Carlo Alberto

Franco Frantantonio, Pittura e Video, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 64 (ex libreria bixio sessantaquattro).

I mondi Onirici: bi personale che vedrà la pittura di Jean Calogero contrapporsi alle sculture di Pietro Maltese, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 60

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Oltre alle varie mostre Arte Viva, proporrà come l’anno passato una mappa del centro storico, dove poter trovate tutti gli eventi che si svolgo in questo periodo a Vittoria, i monumenti ed un piccolo spazio dedicato ai turisti dove troveranno tutte le info su alberghi, ristoranti e pub a Vittoria e Scoglitti. Il progetto, si pone l’obbiettivo di dare quanta più visibilità possibile al nostro territorio, utilizzando la mappa come mezzo pubblicitario con un distribuzione a livello nazionale.

Per dare finalmente la giusta visibilità, ad una città che ha tanto da offrire.

Letti & Diletti

June 3, 2014
di
 
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille Vittoria ( RG )
“La nicchia del cane” cm.150x 120 acrilico 2000
 
In occasione del “Vittoria Jazz festival l’Area culturale Polivalente Edonè – arte viva, da un’idea di Giovanni e Livio Bosco, presenta all’interno del Giugno d’arte e cultura a Vittoria”, la mostra personale Letti & Diletti di Momo’ Calascibetta presso Palazzo Lucchesi. La mostra raggrupperà  opere  già  presentate alla galleria “Antonia  Jannone” di Milano col titolo di ” De l’amour integrate con opere recenti create appositamente per l’evento.
.…..”Rivedendo gli stessi dipinti a freddo, quando la contingenza è diventata memoria storica e al lume delle opere esposte  ora da Antonia Jannone, che trattano ”…dell’amore” ( ma non secondo Stendhal ), si percepiscono meglio altri valori- per me dominanti che fanno di Momò in primo luogo un pittore dell’immaginazione”.
Per non dire “dell’immaginario”, razza ben definita da Giuliano Briganti. E’ un’immaginazione che parte da vicino, traendo spunti da modi, tipi, caratteri, comportamenti e tic catturati dall’immediata e quasi quotidiana esperienza. Ma che subito si dilata , dilaga e vola in una dimensione – per forme e contenuti- fantastica, a volte delirante, sempre stralunata e sorprendente. Momò dice, e bisogna credergli , che quando prende in mano la matita o il pennello per inseguire un’idea non sa bene quello che fa. Le mani vanno, sono loro che portano. Sembrerebbe una ricetta surrealista. Ma non è una ricetta,  e il suo dipingere surrealista non è certo. Io lo vedo come un travaso puro e semplice- lubrificato da quel mestiere prioritario e fatto natura che impressionò Sciascia  fin dagli esordi- di un’immaginazione  in moto perpetuo, che si sbriglia senza mai perdere il filo nei più straordinari percorsi. Quardo la “Leda” per esempio, e resto prima ancora che deliziato, esterefatto. Da dove gli è arrivato questa portentosa visione?
Quest ‘estasi golosae casalinga, concentrata sotto gli occhiali tondi da miope e conclamata dal possessivo raccogliersi delle gambone, in primo piano, intorno al piacere; con quello zoccolo proiettato nell’occhio di chi chi guarda? E  quel polverio di luce che è il dio- cigno esausto, gettato come un tappeto o uno scialle a coprire le strabordanti nudità della tindaride penetrata?
Piuma per piuma: una nuvola che forse è tessuto invece di pelle di serpente, o di scaglie d’argenti chiari e bruniti….non sai se miracolo di natura o capolavoro di un mago orefice. Sei trascinato, altre volte, dall’accumulazione. E’ il caso di “ Acque gialle a Cefala Diana” , ludico tripudio di coppie e singoli nelle piscine dell’abbandonato bagno arabo-ogni figura un ritratto- avvolto e amalgamato in una luce sulfurea. Nei disegni e negli acrilici piccoli, invece, il racconto è univoco, concentrato con ilare violenza ( di cui la specie del colore è fattore portante) su una situazione a due. Una delle tele con doppia ragione si intitola “Raptus”. Ma sono tutte in verità dei “ rapimenti” dell’anima e dei sensi; deliri, brame, esplosioni dell’eros; qualche volta anche abbandoni ( sempre rapiti) alla soavità di un istante, al nettare del sentimento. Ma anche intorno ai nuclei di rappresentazione più compatti  l’immaginazione dell’artista preme ribolle morde e gioca, inserendo varianti e arricchimenti che sono personaggi in formato minore o seminascosti, da cogliere a un secondo sguardo, o magari le figure decoranti la spalliera di un letto, richiamate in vita dal momento di vita trionfante  che sogguardano. L’amore, ci dice Momò è questo. Non solo questo-come sanno poche persone fortunate- ma anche questo. E se non è proprio “questo”, certamente “è così”.
Fabrizio Dentice
Momò Calascibetta
cm.120×60
acrilico 2004
“L’amante è come il pesce, pessimo se non è fresco”
 
…..gli attori di questo dissennato carnevale sono politici e criminali, dame dell’alta società, nobili decaduti e prelati, intellettuali e artisti che tessono rapporti inconsistenti dentro una babilonia disperata che si agita tra i vortici dei giochi dell’acqua; un’ umanità vacua e disfatta, verminosa e potente, un carnevale di annoiati, vitelloni e nobili a noleggio. Menti infide e incartapecorite che mal sopportano frammenti di virtù civili nel salotto cafone e putrido della piazza siciliana. I personaggi della fontana sono attori del fuoco fatuo della mondanità e si confondono in un labirinto di umanità abortita.
Philippe Daverio
Palazzo Lucchesi
dal 7  al 30 giugno
Via Bixio 58 ang. Via dei Mille Vittoria ( RG )
tel.0932 1978627

 

L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano

April 29, 2014

Una mostra sull’acqua raccontata attraverso sei Robinson Crosuè , sei  argonauti dell’arte che solcano con il loro operare artistico le acque a volte burrascose a volte serene, della creatività ,trasportandoci in un mondo sottomarino per  conoscere  abissi silenziosi ed entusiasmanti .

Immagine

L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano

 

        8-21 maggio 2014 – Ex-Fornace, alzaia Naviglio Pavese,16 – Milano

opere di

Giulia Alberti

Momò Calascibetta

Fabrizio Garghetti

Claus Joans

Stefano Zucchi

 Cosimo Barna

La mostra “L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano” ,grande festa alla ex-Fornace, desidera essere un momento collettivo di riconoscimento della nostra identità di cittadini delle ”terre d’acqua”: festeggiare con l’arte, la musica ,la danza, l’acqua  della città di Milano e della sua pianura, gli abitanti di Milano e in particolare della zona 5 e 6 dei Navigli,  gli organizzatori , tutti i visitatori che desiderano essere coinvolti in questa azione di riconoscimento in vista di Expo 2015.

Acqua che non è più visibile come quando correva nei Navigli interni ad anello dentro la cerchia, ma che rimane l’anima di Milano,  rimane come “via d’acqua” che ha permesso la sua costruzione, che ha trasportato i prodotti della terra per nutrire la città.

La mostra crea un percorso attraverso diverse forme artistiche :

-Trenta immagini fotografiche di grande dimensione, a colori, stampate su tela pittorica di Fabrizio Garghetti, che raccontano del paesaggio della risaia seguendo le tracce lasciate da Leonardo da Vinci alla Sforzesca di Vigevano,raccontano delle conche del Naviglio Pavese , dei ponti in granito  sul Naviglio Grande a Cuggiono  e tanto altro ancora. Il critico d’arte Pierre Restany, ha scritto di queste immagini: “La dimensione delle immagini esalta la distesa delle risaie su l’orizzonte basso del cielo e il profilo allusivo dei reinterrati alberati, sottolineando le lineari prospettive dei canali con le cascatelle dei mulini e delle chiuse….Il risultato delle peregrinazioni della camera ispirata di Fabrizio Garghetti è favoloso: la serie di fotografie a colori tutte dello stesso grande formato stampato su tela pittorica, costituisce un panorama sbalorditivo della Pianura Padana.”

Immagineopera di Giulia Alberti 

       –Tredici opere di Giulia Alberti tra sculture in vetro massiccio colato di Murano e “sculture-impronta” in pasta di cellulosa. Le sculture in vetro sono la cristallizzazione di movimenti d’acqua incapsulati nelle strutture di arcaici manufatti idraulici. “La materia vetro è attraversata da forme circolari e a spirale…… Con uno sguardo ravvicinato vediamo arterie e vene, verdi come linfa vitale. E’ come se un intero paesaggio fluviale con le sue memorie acquatiche ed arboree scorresse dentro quel limpido corpo luminoso…”…scrive Stefania Carrozzini. E le sculture-impronta, descritte da Gillo Dorfles : “ Giulia Alberti ha dato vita ad una serie di affascinanti ”bassorilievi” cartacei che ospitano le “impronte” che vi sono state impresse e che si estroflettono sulla grezza superficie rugosa, creando una rete di segni, di rilievi, di avvallamenti, che offrono  all’insieme del contesto una loro lirica identità. Le grandi carte sono, dunque, gli equivalenti, tanto d’una pittura che d’una scultura, che vivono di “assenze” e che pertanto sono colme di magiche “presenze”.

Momò-calascibetta-la-sete

opera di Momò Calascibetta

-Sette opere di Momò Calascibetta che Philippe Daverio descrive

….come una carezza la linea nera segue un disegno e lo modella, la linea nera dell’artista segue il colore e il tessuto della carne, disegnando tra luce e ombra, un chiaroscuro, un palpito nella notte della Fontana che è metafora della notte degli uomini. E la luce non filtra più dagli occhi ma dalla carne, l’acqua si erge e la sua forza invade come  per i Greci e i Latini l’acqua invade e simboleggia i misteri della vita, dove nascita e morte, passato e futuro si intrecciano. Nella Piazza della Vergogna di Momò  Calascibetta sgorgano le sorgenti dove i nuovi   spiriti dell’acqua hanno il potere di profezia e  l’opera di Momò crea i suoi nuovi oracoli attraverso i quattro  fiumi che percorrono la Fontana….Nell’opera si evidenzia lo stereotipo grottesco che tutti noi abbiamo costruito nella nostra e nell’altrui immaginazione negando la possibilità di colpi di scena di meraviglia, di bello e di buono, sempre possibili  all’uomo ma mai realizzati in questo luogo. Gli attori di questo dissennato carnevale sono politici e criminali, dame dell’alta società, nobili decaduti e prelati, intellettuali e artisti che tessono rapporti inconsistenti dentro una babilonia disperata che si agita tra i vortici dei giochi dell’acqua; un’ umanità vacua e disfatta, verminosa e potente, un carnevale di annoiati, vitelloni e nobili a noleggio….

Immagineopera di Claus Joans

-Dieci sculture luminose di fantastici animali acquatici di Claus Joans,”genio primordiale e totemico come un uomo di domani” come lo descrive Philippe Daverio, creatore di sculture in acciaio e in policarbonato, percorse da segni, incisioni , graffiature che raccontano di luoghi fluviali e marini,  raccontano  delle correnti e dei movimenti d’acqua che essi hanno percorso. Claus Joans, marinaio dei mari del mondo , navigatore da sempre, che alterna il suo percorso nell’operare artistico a viaggi nelle acque dell’oceano.

-Cinque sculture di pietra lavorate dall’acqua di Stefano Zucchi, raccontano del contatto primordiale tra acqua e roccia ,dove lo scorrere e scavare dell’acqua, trasforma il duro materiale in forme arrotondate che narrano di questo percorso di trasformazione. Non a caso le opere di Zucchi arrivano dalle montagne del marmo di Candoglia e dalla sorgente del Lago Maggiore e fiume Ticino.

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 opera di Cosimo Barna

-tre opere di Cosimo Barna.

Cosimo Barna racconta delle correnti marine e dei branchi di pesci i cui movimenti a spirale trasformano  l’acqua in un caleidoscopio di colori , racconta della vita dell’acqua e delle sue correnti attraverso fantasmagoriche pennellate di colore da cui guizza fuori la luce.

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Vittoria Sperimenta

March 29, 2014

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Sabato 22 MARZO 2014

dalle ore 19.00  alle ore 21.00

Momò Calascibetta, Loredana Grasso, Francesco Lauretta

 

Momò Calascibetta, Loredana Grasso e Francesco Lauretta sono i protagonisti della quarta e ultima sessione di questa prima edizione di  Vittoria Sperimenta, che ha preso il via martedì 18 marzo nella sala grande al primo piano del Chiostro di Santa Maria delle Grazie, trasformato ormai stabilmente in vero e proprio atelier d’arte, crocevia di talenti ed esperienze artistiche.

La manifestazione d’arte contemporanea ideata da Giovanni Robustelli, che ne è anche il direttore artistico, e realizzata da Akash Produzioni con il patrocinio del Comune di Vittoria, ha già visto succedersi le prime tre sessioni, con la partecipazione di un totale complessivo di dieci qualificati artisti, sempre più partecipate da parte di appassionati, critici e soprattutto giovani.

Anche in questo caso gli artisti accettano di mettere in mostra il loro processo creativo: lo spettatore assiste all’intima ricerca che porta l’artista ad interpretare ciò che lo circonda e dunque a realizzare la sua opera; ciò che normalmente avviene in un atelier, qui accade in estemporanea, inaugurando una nuova forma di dialogo tra l’arte e il pubblico.

 

Anche i tre ospiti di questa settimana, dunque, saranno chiamati a realizzare un lavoro in estemporanea, con la tecnica e le dimensioni che preferiranno.

La quarta settimana di Vittoria Sperimenta – dichiara il direttore artistico di Vittoria Sperimenta Giovanni Robustelli  chiude un percorso intenso e articolato, sia per i linguaggi che per i concetti espressi in questo grande atelier temporaneo, con tre autori le cui dinamiche creative sembrano, nell’iter progettuale, molto distanti. Fracesco Lauretta ci mostra il suo ‘centro di riflessione’ in cui accade e, in questo caso, si manifesta soprattutto il pensiero e la progettazione della parola. Il suo ‘atto’ creativo si dipana tra il medium della scrittura, della parola e, non ultima, della pittura. Loredana Grasso documenta il paesaggio e la luce con la pittura, ci racconta uno spazio che proviene dal ricordo, dall’esperienza, per poi sfociare in un orizzonte astratto, mentale, unico e nuovo. Un paesaggio della cultura. Momò Calascibetta si impegna nel decifrare, scavando, uno spazio denso e ingombrato. Quello che affiora sulla superficie è un testo fitto di segni che non si limitano a manifestare le forme e le loro relazioni con lo spazio, e le ulteriori chiavi di lettura riferite all’iconografia ma, proprio per l’estrema presenza del segno, a richiamare l’attenzione proprio su di sè, sulla grafia, sulla preghiera del gesto”.

 

L’atelier di Santa Maria delle Grazie potrà essere visitato dal pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

 

Le opere prodotte saranno presentate sabato 22 marzo, a partire dalle 19, nel corso di una serata-evento, accompagnata dalle degustazioni della Strada del Vino Cerasuolo.

Gli artisti e il pubblico si confronteranno in una talk sul tema “L’editoria artistica nell’arte contemporanea”.

 

Si ringraziano il Comune di Vittoria e agli sponsor di Vittoria Sperimenta: Agriplast srl, Banca Mediolanum, Nerosicilia e Mosaicomicro, Fiera Emaia, Villa Orchidea, l’associazione Strada del vino, il ristorante Acqua e vino.

 

 

 

GLI ARTISTI

 

Momò Calascibetta

asce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti e Pollini ma sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura che Leonardo Sciascia la definirà “come il racconto dettagliato dell’imbestiamento di una classe di potere già sufficientemente imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità….”. Nel 1982 si trasferisce a Milano dove nascono tematiche come “Comiso Park”,”Piazza della Vergogna”,”De l’Amour”,”Labirinto Verticale”,”Terromnia”…che troveranno spazi espositivi alla Fondazione Corrente, Fondazione Mudima,Galleria Jannone, Galleria Philippe Daverio, ed in fiere internazionali d’arte: Arte Fiera di Bologna ,MiArt, Artexpo New York Coliseum, Art Basel, Arco Fiera di Madrid.

Nel 2004 è stato ospite con le sue opere alla trasmissione Passepartout di Philippe Daverio e nel 2005 un suo grande lavoro “Il gelato di Tariq”viene utilizzato per l’allestimento del set delle nove trasmissioni estive di Passepartout.

Memorabile rimane l’esperienza dell’artista alla Biennale di Venezia del 2005 in cui, con altri curatori, organizza il Progetto “Esserci al Padiglione Italia”, evento che ha voluto lanciare un messaggio alla Biennale puntualizzando che l’arte italiana è ammorbata da una volontà dominante verso il crescente dilagare di uno sporco e corrotto mercato dell’arte americanizzato e monopolizzato da lobby finanziarie-culturali cieche ed arroganti, dove l’arte si trova sempre più mummificata in eventi e fiere varie da imbalsamatori culturali sempre più lontani dalla vita dalla società.

 

Loredana Grasso

Nata a Erice (TP) nel 1982, ha frequentato l’Accademia di belle arti di Palermo conseguendo la laurea specialistica in Pittura. Vive e lavora a Palermo. Ha esposto in mostre personali, collettive a Palermo, Italia e in Germania. Nel 2010 viene selezionata da “Premio Celeste” per la collettiva “Expectations New York” e nel 2011 è tra i finalisti del “Premio Combat Prize”.

Il suo lavoro riflette prevalentemente su situazioni ambigue e misteriose, sia quando il medium utilizzato è la pittura, sia quando le opere si espandono nello spazio come con la scultura. I diversi linguaggi, nelle molteplici forme, rivelano lo sguardo dell’artista, meditativo e ipnotico, stimolando infiniti pensieri.

Una poetica radicata nei sogni – o negli incubi – e nelle paradossalità delle esperienze che l’artista inscena; opere sempre aperte al confronto con la vita, con le sue fragilità e le nostre incertezze, elementi che diventano valore e punto di partenza verso la scoperta di altri luoghi, oltre i limiti spaziali, temporali e di pensiero.

 

Francesco Lauretta

Dopo studi tecnici, si trasferisce a Venezia e frequenta l’Accademia di Belle Arti nell’aula di Emilio Vedova. Si diploma nel 1989.

Nel 2003, dopo un breve viaggio nella sua terra d’origine, si definisce pirandellianamente pittore, e da quel momento si approfondisce il tormentato rapporto con questo medium che lo conduce oggi a definirsi un “ingegnere” ponendo l’accento non tanto sulla semplice rappresentazione quanto sulla costruzione. Tra il 2003 e il 2011 espone in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero e realizza alcuni video grotteschi, vere e proprie riflessioni sui luoghi comuni degli artisti, e sui rapporti marginali tra arte e territorio.

Nel 2007 vince il Premio Agenore Fabbri e si trasferisce a Firenze.

Nel 2010 inizia a scrivere alcune allegorie dal titolo “I racconti funesti” che spiegano l’opera della costruzione – un processo che da quel momento lo assorbe totalmente – col disegno (gli spolveri), con la pittura, con la scrittura, il video, la performance.

 

 

 

 

E-mail akashproduzioni@gmail.com
Sito Web http://www.vittoriasperimenta.it

 

addetto stampa Concetta Bonini

333 7337513


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