Amen: religione e religiosità nell’arte contemporanea

March 30, 2017
Vernissage 06 Aprile 2017, alle ore 19:00
 ex Chiesa San Giovanni Battista
Via Damaggio Fischetti, Gela  (Caltanissetta)
MoMò Calascibetta-Mitografia cm. 183×138 acrilico e disegno su tavola 2014/15
ARTISTI
Daniele Alonge, Angelo Barile, Giuseppe Brugioni, Momò Calascibetta, Roberto Collodoro, Lorenza Ciulla, Leonardo Cumbo, Max Ferrigno, Sergio Fiorentino, Luigi Giocolano, Emanuela Giuffrida, Piero Guccione, Corrado Inturri, Giovanni Iudice, Sebastiano Parasiliti, Domenico Pellegrino, Fortunato Pepe, Michele Principato Trosso, Alice Valenti, Giuseppe Veneziano e Domenico Zora.
L’ex Chiesa San Giovanni Battista, suggestiva location nel centro storico di Gela, appena restaurata,  ospiterà all’interno dei suoi spazi “Amen: religione e religiosità nell’arte contemporanea”, una mostra collettiva a cura di Danilo Mendola e con la collaborazione dell’associazione Uncle Jack.
Il progetto espositivo, in sintonia con il clima pasquale della città, si articolerà in due tappe. La prima a Gela dal 6 al 18 aprile 2017 e la seconda a Ragusa, nei locali del Palazzo Zacco, dal 21 aprile al 10 maggio 2017. Una mostra impreziosita da nomi di altissimo livello:
Daniele Alonge, Angelo Barile, Giuseppe Brugioni, Momò Calascibetta, Roberto Collodoro, Lorenza Ciulla, Leonardo Cumbo, Max Ferrigno, Sergio Fiorentino, Luigi Giocolano, Emanuela Giuffrida, Piero Guccione, Corrado Inturri, Giovanni Iudice, Sebastiano Parasiliti, Domenico Pellegrino, Fortunato Pepe, Michele Principato Trosso, Alice Valenti, Giuseppe Veneziano e Domenico Zora.

AMEN

 

 

Religione e Religiosità nell’Arte Contemporanea
 
E’ affascinante e curioso osservare quante innumerevoli siano le rappresentazioni e i modi di percepire la “spiritualità”appartenenti all’immaginario collettivo e come le mani e il pensiero degli artisti ne rappresentino, di volta in volta, soggettivamente, i vari aspetti della realtà.
La religione in Sicilia è anche “ Folkrore e costume “, un misto tra riti religiosi e pagani propri della gente. Essa porta impresse, nelle antiche tradizioni che si tramandano oralmente, la fierezza della sofferenza, dell’ironia e della passione in senso lato. La religione, o meglio ancora, le religioni vivono da sempre parallelamente ed ancestralmente alla normale vita sociale, riflettendosi, soprattutto, negli occhi e nelle gesta della gente umile, nelle rappresentazioni ad esse collegate.
Nel mondo antico la festa per antonomasia era quella religiosa, per Platone era “il giorno del rapporto con la divinità”. Nella Pasqua cristiana, ancora oggi, si rinnovano annualmente le vicende mitiche già esistenti in quasi tutte le antiche civiltà, ove si narrava di una dea ( dai Romani chiamata Cerere, dai Babilonesi Ishatar, dai Frigi Cibele,  dai Greci Demetra, dagli Egizi Iside) la quale piangeva la morte e assisteva alla rinascita di una divinità che era la personificazione della natura, in particolare del grano. L’opposizione ricorrente è quella dell’estate e dell’inverno, dell’interminabile lotta fra il bene e il male che riprende a pieno titolo quella primitiva e solenne tra la vita e la morte.
In una più ampia prospettiva antropologica tratti comuni dei nostri comportamenti possono essere a volte ritrovati in culture geograficamente agli antipodi che, pur non avendo mai avuto contatti diretti, sembrano essere strette da un misterioso leitmotiv. Oggi, in questo percorso espositivo il visitatore/osservatore viene invitato a concentrarsi sulle vibrazioni emozionali trasmesse dagli artisti per mezzo delle opere e a percepire il significato religioso trasmesso ( anche allontanandosi dalla concezione tradizionale ), nel senso più ampio e profondo, specificamente come  l’Amore di Dio, in qualsiasi forma e /o nome  venga a Lui attribuito.
Danilo mendola
Informazioni:
mostra collettiva
a cura di: Danilo Mendola
inaugurazione: 6 aprile 2017, ore 19.00
durata:  6  aprile – 18 aprile 2017
indirizzo: ex Chiesa San Giovanni Battista, via Damaggio Fischetti, Gela  (Caltanissetta)

 

orari apertura: tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00, la mattina su appuntamento.

OBLIVION

March 3, 2017
 
 
 
 
ALL’ANTICA CENTRALE ELETTRICA DI VITTORIA, ( Ragusa) 
il  4 marzo, alle ore 18.00, si inaugura la mostra  
OBLIVION”
allestita da MPGART.
 
Momò Calascibetta-“Nel giardino di Giano” acrilico 2017
 

Lete e Mnemosine: l’uno accanto all’altra, l’uno contrapposto all’altra. L’arte di dimenticare, il lasciare andare, è nulla senza la capacità di trattenere, la volontà di accogliere. La dimenticanza si lega al ricordo. L’oblio alla memoria. Bere dalle due fonti, per dimenticare le cose passate, le colpe terrene, e poter dare spazio così a nuove immagini, visioni divine, nuove vite. Due intrecci che creano unità, un’interdipendenza che dà liberazione, dell’anima, della mente e dello spirito. E l’essere si avvicina alla felicità.

“Oblivion” è il titolo della collettiva d’arte contemporanea, organizzata dall’associazione culturale MPGart di Vittoria e curata da Melissan Gurrieri e Giovanna La Cava, che sarà inaugurata sabato 4 marzo, alle 18.00, all’Antica Centrale Elettrica di piazza Enriquez a Vittoria, dove resterà allestita fino al 23 marzo. Una collettiva che riunirà circa 40 artisti da tutto il mondo che, attraverso le varie forme d’arte, come la pittura, la scultura, la fotografia, la video art e le installazioni, daranno espressione, immagine, fisicità all’oblio e alla memoria.
La collettiva sarà composta dalle opere di 20 artisti ospiti e da 18 artisti che hanno partecipato al bando lanciato nei mesi scorsi, i cui lavori sono stati selezionati da una giuria composta da Arturo Barbante, Giovanna La Cava e  Melissan Gurrieri. Gli artisti ospiti sono:
 
Salvo Barone, Arturo Barbante, Sandro Bracchitta, Momò Calascibetta, Carmelo Candiano, Salvo Catania Zingali, Bartolomeo Conciauro, Naire Feo, Sergio Fiorentino, Giovanna Gennaro, Franco Iacono, Paolo Greco, Sebastiano Messina, Fabio Modica, Michele Nigro, Alida Pardo, Giuseppe Pizzenti, Francesco Rinzivillo, Piero Roccasalvo Rub e Giovanni Stella. I selezionati sono invece: Anita Le Sech, Ay Bm, Dariusz Romanowski, Fiorenza Gurrieri, Giovanna Giaquinta, Irene Pouliassi, Jason B Bernard, Luca Scarpa, Marco Lando, Margarita Henriksson, Natasha Van Budman, Rebecca Key, Sarbast Ahmad Mustafa, Sara Spizzichino, Sara Vacchi, Simon Kloss, Sthephanie Mercedes e Victor Alaluf.
 
Il 25% del ricavato delle opere vendute sarà devoluto all’associazione MoVis di Vittoria, impegnata nell’abbattimento delle barriere architettoniche: “Le nostre attività – commenta Carmelo Comisi, presidente MoVis Onlus – per tracciare un parallelismo con l’oblio, hanno proprio l’obiettivo di non far dimenticare alla società che esiste il mondo della disabilità, mettendo l’accento su quelle che sono le esigenze delle persone disabili che non vogliono e non devono essere dimenticate dal resto della società civile”.
La mostra, che dal 28 aprile al 7 maggio si sposterà poi al Teatro Naselli di Comiso, gode del patrocinio del Libero consorzio comunale (già Provincia regionale di Ragusa), del Comune di Comiso, del Comune di Vittoria, e del supporto di sponsor privati: Siriac, M.P. Trade, Marimaserre, C.F. Farruggio, Nuova Sud Imballaggi. Per maggiori informazioni visitate il sito www.mpgart.it, la pagina facebook MPGArt. Orari di vista: 17.00 – 20.00.
ufficio stampa

 

 

Migrantes

February 22, 2017

MIGRANTES

Palazzo Garofalo 
dal 23 febbraio all’11 marzo 2017
paricolare MoMò Calascibetta acrilico 40×50 2017 (particolare)

Cresce l’interesse nel territorio ibleo per la prestigiosa iniziativa, unica nel suo genere, della mostra interculturale d’arte “Migrantes”.
Trentanove artisti professionisti, anche giovani talenti; ragazzi coinvolti in diversi centri di accoglienza; dipinti, fotografie, sculture, testimonianze video con canti, poesie e danze: questi i soggetti e le loro produzioni all’interno di un percorso che diventa metafora esistenziale.

Artisti:
ARTURO BARBANTE, ILDE BARONE, SALVO BARONE, SANDRO BRACCHITTA, MOMÓ CALASCIBETTA, CARMELO CANDIANO, MAVIE CARTIA, SALVO CARUSO, DANIELE CASCONE, SALVO CATANIA, EZIO CICCIARELLA, GIUSEPPE COLOMBO, GIUSEPPE DIARA, SALVATORE DIFRANCO, GIUSEPPE ANTHONY DI MARTINO, ANGELO DI QUATTRO, ALESSANDRO FINOCCHIARO, GIOVANNA GENNARO, TONY GENTILE, AMIR YEKE, GIOVANNI IUDICE, GIOVANNI LA COGNATA, GIUSEPPE LEONE, GIOVANNI LISSANDRELLO, GIANNI MANIA, SEBASTIANO MESSINA, DARIO NANÌ, LUIGI NIFOSÌ, MICHELE NIGRO, ALIDA PARDO, FRANCO POLIZZI, MAURIZIO POMETTI, LUIGI RABBITO, FRANCESCO RINZIVILLO, GIOVANNI ROBUSTELLI, PIERO ROCCASALVO, FABIO ROMANO, FRANCO SARNARI, ALFONSO SIRACUSA.

NELLA TERRA DI NESSUNO di ANDREA GUASTELLA

Ogni anno decine di milioni di persone fuggono dal loro paese d’origine: abbandonano aree devastate da conflitti e guerre, dove la libertà è un miraggio e la violenza è all’ordine del giorno. Chi fugge, il più delle volte, non lo fa in cerca di un futuro migliore, ma semplicemente per conservare la vita sua e dei propri cari. Questi concetti sono ormai diventati di dominio comune. Se infatti la storia ha conosciuto fasi di grandi migrazioni, mai esse sono avvenute nello stesso periodo, a vastissima scala e con l’impressionante rapidità dei nostri giorni. Gli stranieri che sino poco fa vedevamo solo al cinema o di cui leggevamo sui giornali, circolano adesso per le nostre strade, sbandati e in cerca di attenzione. Accorgersi della loro presenza non significa però che i migranti cessino di essere oggetto di carità postale o di astratta discussione. Al contrario, i problemi pressanti che la loro realtà comporta e la nostra attitudine ad assuefarci al dolore fanno sì che i tormenti della coscienza, quando ci sono, si conformino al respiro delle onde che cancellano implacabili le tracce degli sbarchi.
Forse solo gli artisti sanno davvero interpretare ciò che accade a coloro che abbandonano casa. Lo sanno in quanto disadattati essi stessi, estranei a una società che fa dell’utile il valore assoluto. Lo sanno in quanto corpi avvezzi al peso e alla transitorietà della materia. Lo sanno soprattutto in quanto esperti dell’umano, e per ciò stesso costretti a identificarsi con l’altro.
A giudicare dai lavori esposti in mostra, il migrante è anzitutto un’identità in transito. In questo senso, ciascun uomo è un migrante, tanto la bimba che sogna in valigia di Alida Pardo quanto gli automobilisti incolonnati sul sentiero della vita di Luigi Rabbito.
Cos’è in fondo l’esistenza se non l’esplorazione di un territorio sconosciuto? Perciò il quadro di Ilde Barone si intitola semplicemente Nata – e credo in ciò si colga un’identificazione personale – e Giovanni Robustelli, con le sue alghe ondeggianti, può a ragione evocare la “coscienza dell’io”: l’io è un groviglio di pensieri e di emozioni, quasi sempre in contrasto tra loro, che si agita come una fiamma in direzione del cielo. Anche se, come accade alle alghe, salire in superficie significa morire.
Il viaggiatore muore al suo passato. Il futuro è una questione di prospettiva. E in prospettiva, quasi osservandolo dall’alto, Michele Nigro dipinge il Mediterraneo come un tappeto colorato. È il nostro mare, e i migranti di oggi sono i padri di ieri. Non siamo forse un unico tessuto? Che cosa distingue siriani e ugandesi dalle contadine in scialle nero di Giuseppe Colombo, dalla nonna che si bagna i piedi sulla spiaggia di Giuseppe Anthony Dimartino, dai viandanti affacciati a un vagone ferroviario di Giovanni Iudice, da quelli che ci sorridono dai vetri di un autobus di Luigi Nifosì o dall’uomo di colore disperso per le strade di Palermo di Giovanni La Cognata? Niente.
Nelle nostre serre, come nei campi percorsi dal Seminatore di Millet evocato da Franco Sarnari, la vita è lavoro. Le grandi mani di Momò Calascibetta e i piedi di Salvatore Difranco sono uguali per tutti. Come oggi, ieri il passaggio per conseguire un destino migliore è una porta stretta, irta di punte come quella assemblata da Carmelo Candiano. Chiunque la attraversi, sia l’Argonauta dal volto segnato di Salvo Caruso, sia la figura nuda e sperduta in una stanza di Dario Nanì, sia la sagoma svestita in forma di persona di Fabio Romano, porterà sulla pelle le tracce dei chiodi.
Altri artisti preferiscono soffermarsi sulle dinamiche del viaggio e sulle conseguenze che esso apporta al fisico e alla psiche del migrante. Partiamo dal viaggio: il mare, lo spazio da percorrere, è davvero sconfinato, come nel lavoro di Sandro Bracchitta; il tragitto è periglioso, come quello della barca di carta di Maurizio Pometti; il suo approdo è un magma indistinto che solo per caso si chiama Sampieri, come nel dipinto di Alessandro Finocchiaro.
A volte, come nel quadro di Mavie Cartia, il silenzio dei flutti è confortato dalla speranza di un avvistamento. Ma non avevano avvistato i soccorsi anche i dispersi della Zattera della Medusa?
Spesso, anzi spessissimo, al viaggio segue il naufragio, con la speranza che ironicamente si converte in di-speranza come nel dipinto di Franco Polizzi. Abbiamo quindi il corpo morto a pochi metri dalla sarcastica linea di traguardo di Salvo Catania Zingali, i cadaveri velati di uno scatto di Gianni Mania, il vortice impetuoso di Giovanni Lissandrello, il bimbo pupazzo squarciato di Piero Roccasalvo Rub, la memoria dell’acqua di Amir Yeke.
Dopo lo sbarco, restano le barche sulla spiaggia di Giuseppe Diara, i fiori in mare di Giovanna Gennaro, i legacci e la pietra di Ezio Cicciarella, insomma, le reliquie, i condensati di memoria in cui, come nelle conchiglie, riecheggia ancora l’eco del lungo navigare: si guardi al copertone salvagente dell’istallazione di Alfonso Siracusa e al legno decorato da Tony Gentile, proveniente da un relitto.
E i migranti? Quando giungono vivi sono lieti per lo scampato pericolo come il naufrago di Arturo Barbante, ma nella maggior parte dei casi li attendono l’indifferenza, l’alienazione, la riduzione a un numero di cui parlano i lavori di Angelo Diquattro, di Francesco Rinzivillo e di Salvo Barone.
Dobbiamo quindi concludere che la terra promessa confina con l’orrore, che la “civiltà” è barbarie e la barbarie civiltà? È lo spettacolo che la cronaca, prima ancora dell’arte, ci trasmette.
Vediamo perennemente tradotti in spaventevole realtà il racconto di Caino e quello di Noè e sappiamo, noi per primi, di non stare di casa in nessun luogo. Anche il Figlio dell’uomo non aveva, come i migranti, una pietra dove posare il capo. “Noi” – lo notava in uno splendido saggio Glauco Cambon – “siamo la sua immagine invertita. Forse demoniaca”.
E tuttavia se, come forse accade, per altre vie, agli oranti di Giuseppe Leone, agli amici di Sebastiano Messina e al libero pensatore di Daniele Cascone, “l’arte contemporanea […] ci avrà condotto ad affrontare l’abisso della nostra dispersione, ci avrà dato la possibilità di istallarci […] in un mondo nuovo a venire e in un linguaggio valido; di riessere umani. Nel frattempo, attendati in terra di nessuno, viviamo l’inferno dell’attesa. Possiamo solo sperare che sia infine un purgatorio”.

Curatore generale: Giuseppe Di Mauro
Direttore artistico: Salvo Barone
Critici:
– ELISA MANDARÀ
– ANDREA GUASTELLA
Consulenza scientifica: Cattedra di “Dialogo tra le culture” di Ragusa
Coorganizzatori: Alcuni Uffici della Diocesi di Ragusa
✔Cultura
✔Caritas
✔Migrantes
✔Missioni
◻ CALENDARIO GENERALE ◻

◽▫Ragusa▫◽
Palazzo Garofalo, dal 23 febbraio all’11 marzo
Inaugurazione 23 febbraio ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30 (su richiesta); 16.00-19.00

◽▫Comiso▫◽
Foyer del Teatro Naselli, dal 4 aprile al 19 aprile
Inaugurazione 4 aprile ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30; 17.00-20.00

◽▫Vittoria▫◽
Sala Mazzone (ex ENEL), dal 22 aprile al 14 maggio
Inaugurazione 22 arpile ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30 (su richiesta); 17.00-20.00
〰〰〰

Sarà disponibile pure il catalogo della mostra contenente le opere degli artisti coinvolti. Tale pubblicazione, oltre agli interventi nell’aerea prettamente artistica, conterrà anche contributi sul fenomeno migratorio, in modo da contestualizzare meglio l’evento. Il ricavato servirà per sostenere le spese della mostra stessa.

Per ulteriori informazioni:
Tel.: 349 3009999 (10.30-12.30; 16.00-18.00)
E-mail: ufficiocultura@diocesidiragusa.it
http://cultura.diocesidiragusa.it/

*3per3uguale9*

July 30, 2016




Tufanostudio25, Agora, V.Giamporcaro, il Comune di Pantelleria e i curatori, Italo Cucci, Mascia Maluta e Franca Zona, hanno il piacere di presentare la seconda edizione di

*3per3uguale9*

-Mediateca di Pantelleria-

sabato 30 luglio 2016 ore 19,00 



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Una mostra di pittura , fotografia e video, ospitata dalla Mediateca di Pantelleria, di cui i protagonisti sono cinque artisti che amano Pantelleria, Maria Pia Adamo, Momo’ Calascibetta, Angela Carrubba Pintaldi, Federico Ferrario e Giovanna Lentini. Saranno affiancati da quattro giovani artisti panteschi Samuel Gorgone, Stefano Maccotta, Martina Minardi e Marco Valenza.

Considerando il risultato positivo della prima edizione della mostra evento che si è svolta a Pantelleria la scorsa estate, ospitata dal Comune nella location dello spazio Mediateca, con Giovanni Tufano e la collaborazione di Italo Cucci, Mascia Maluta, Franca Zona e le Associazioni Agorà e Giamporcaro di Pantelleria, torna la seconda edizione che si svolgerà sempre a Pantelleria, dal 30 luglio, all’8 agosto 2016.L evento avrà concettualmente gli stessi contenuti della prima edizione, mentre per quanto riguarda i nove artisti cercheranno con i loro lavori di esprimere il forte coinvolgimento concettuale fra gli elementi naturali che caratterizzano l isola di Pantelleria e le loro emozioni. L’ obiettivo sara’ sempre quello di sottolineare i pregi delle materie naturali, che saranno protagoniste dei lavori degli artisti, disponibili sull’isola, per enfatizzare un lavoro creativo e artistico che promuova l immagine di Pantelleria in Italia e nel Mondo.

Il numero 9 è simbolo di completezza e compimento, infatti l’energia vibrazionale di questo numero comprende la forza di tutti quelli che lo precedono. E’ un numero che si riproduce continuamente, composto da 3 volte il numero 3(la perfezione al quadrato), serve da dissolvente per tutti i numeri senza che mai si associ a qualcuno né per somma né per moltiplicazione. E’ l’ultimo numero delle cifre decimali che rappresentano il cammino evolutivo dell’uomo.Al cuore di questo nuovo progetto vi èuna chiara simbologia numerica:3 gruppi di artisti, 3 curatori, 3 associazioni promotrici. 3 energie al quadrato che nel loro moltiplicarsioriginano una forza superiore che al tempo stesso le amplifica e supera singolarmente. I 3 gruppi di artisti saranno i costruttori, le 3 associazioni le fondamenta e i 3 curatori il cemento necessario a tenere tutto insieme. TUFANO , che come artista Fluxus si mostra sempre fluido e in divenire, ha fatto suo il concetto di opera d’arte totale che racchiude in sé ed esprime in un sol colpo tutte le arti, superando ogni confine e categoria. Da anni delega ad altri di occupare il suo spazio ed anche in questo caso quando il presidente dell’associazione culturale V.Giamporcaro gliene offre uno per allestire una propria personale, l’artista gira l’invito coerentemente con la sua vecchia filosofia del Creare Lasciando Creare. L’artista ha ormai acquisito la consapevolezza del fatto di essere null’altro che un piccolo tassello di un mosaico molto più grande, in cui ciascuna tessera è unica e speciale, ma soltanto nell’armonia del tutto è possibile apprezzare la figura scaturita e ammirarne tutta la completezza.Offrire ad altri la possibilità diriempire un vuoto, non accontentandosi di occuparlo da sé dona all’ altro l’opportunità di esserne a propria volta l’autore; e così crea la propria opera lasciando agli altri il modo di creare la propria. Il teatro in cui si svolge la scena è proprio l’isola di Pantelleria, attorno alla quale queste triplici energie creative si concentrano. Perché non si tratta solo di un’isola dallo splendido mare e dai pregiati prodotti, ma è molto di più; è questo che TUFANO da anni cerca di portare alla luce, di mettere allo scoperto le enormi potenzialità del territorio e dei suoi abitanti e renderli consapevoli e capaci di valorizzare ciò che la natura gli offre.Inaugurazione sabato 30 luglio 2016 ore 19,00 con la proiezione di un video “mostra di scultura su pantellerite” di Franca Koprenig.La mostra prosegue sino all’8 agosto con i seguenti orari 10,00 alle ore 12,00 e dalle 19,00 alle 22,00 tutti i giorni festivi compresi.Tufanostudio25

Viale Col di Lana, 14 – 20136 MILANO

ContradaRukia54

Tel:38042772384/3279891518

tufanostudio@gmail.com 

http://tufanostudio.blogspot.it/ 

dejavù-apri.blogspot.com

MAGNETIKZONE

July 25, 2016

Il 27 Luglio presso il Museo Civico di Torre di Ligny di Trapani si inaugura

MAGNETIKZONE

A cura di Amerigo De Agostini

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progetto internazionale ideato da Antonio Sammartano e Darine Rajhi,

tenutosi in precedenza a Taiwan e Budapest.

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Una mostra di arte contemporanea e una discesa in campo dell’omonima associazione che da anni è attiva anche nella città di Trapani in Sicilia.

La mostra, che invita a confrontarsi artisti italiani e internazionali, rientra nei progetti di diffusione e valorizzazione della creatività artistica contemporanea proposti negli anni dall’associazione.

MAGNETIKZONE, con il suo attivismo militante, si pone come riferimento per artisti italiani ed internazionali, affermati ed emergenti, allo scopo di creare un dibattito sul valore e sul significato dell’arte contemporanea oggi.

Obiettivo della mostra, e più in generale dei progetti di MAGNETIKZONE, è quello di rendere il valore dell’arte contemporanea comprensibile e accessibile a tutti, anche ai più apparentemente lontani da essa.

Le convinzioni da cui il progetto muove sono quelle di un’arte libera da pregiudizi e dogmatismi: un’arte che può sorprendere, vincere l’indifferenza e favorire sguardi inaspettati sul mondo che ci circonda. La sensibilità artistica che MAGNETIKZONE vuole diffondere non è un modo fantasioso e astratto di guardare le cose, bensì un concreto strumento di riflessione sulle tensioni che muovono noi stessi, le persone, nella società.

Gli artisti invitati lavorano su temi diversi e ognuno con il proprio stile: astratto, figurativo,installazione, scultura. Molteplici tendenze sono presenti. Gli artisti, di generazioni e provenienza diverse sono tuttavia accomunati da un’attenzione alla dimensione interiore, di cui la loro arte è tramite.

La mostra propone le opere di:

Evita Andujar, Ellen Barrett, Pino Bonanno , Alfredo Bernasconi, Ela Bialkwska, Luca Bidoli, Isabella Branella, Momò Calascibetta, Silvio Cattani, Enea Chersicola, AK. Douglas, Barbara Duran, Francesco Faraci, Giovanna Fra, Raffaella Formenti, Marjana Goxhabelliu, Costabile Guariglia, Sue Kennington, Fitz Herrera, Hoyoung Im, Antonello Incagnone, Mauro Lovi, Kathrin Loges, Andrea Lombardo, Franco Mazzucchelli, Luca Mannino, Franzisca Möbius, Samir Makhlouf, Claudio Olivieri, Albano Paolinelli, Jasmine Pignatelli, Ravi Ranjan, Massimiliano Robino, Antonio Sammartano,Francesca Scalisi, Linda Saporito, Elena Strada, Riccardo Tripodi, Mattia Rossi, Anastasia Titova-Yakubenko, Giorgio Vicentini, Andrey Volkov, Yuqing Xia, Neven Zoricic.

Il confronto tra artisti della scena internazionale con giovani artisti di Trapani è il punto focale della manifestazione: un campo magnetico all’interno del quale linguaggi opposti si attraggono, e che vuole estendere la sua forza attrattiva su tutto il territorio chiamando la collettività a partecipare.Per la durata della mostra la splendida Torre di Ligny, protesa nel mare, tornerà alla sua antica funzione di vedetta, non più a vigilare sull’arrivo di navi nemiche, ma ad avvistare all’orizzonte l’importanza della creatività artistica.

MAGNETIKZONE

-inaugurazione 27 Luglio ore 19.00 presso il Museo Civico di Torre di Ligny di Trapani

-orario: da martedì a domenica ore 10.30 – 13 e 16.30 – 19.30

-via Torre Di Ligny (91100)

-magazziniarteitaly@libero.it

https://www.facebook.com/magazzinidellartecontemporaneatrapani/

MINIMA – azioni contemporanee — Momozart’s Weblog

July 13, 2016

“MINIMA – azioni contemporanee” a cura di Antonio Vitale, Giovanna Susan, Francesco Piazza inaugurazione – venerdì 15 luglio, ore 18.30 SAC – S. Agostino Contemporanea / di Palazzo Bellomo Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa La mostra collettiva dal titolo “MINIMA… azioni contemporanee”, visitabile presso gli spazi del – SAC / S. Agostino Contemporanea di […]

via MINIMA – azioni contemporanee — Momozart’s Weblog

MINIMA – azioni contemporanee

July 13, 2016

“MINIMA – azioni contemporanee”

a cura di 

Antonio Vitale, Giovanna Susan, Francesco Piazza

inaugurazione – venerdì 15 luglio, ore 18.30

SAC – S. Agostino Contemporanea / di Palazzo Bellomo
Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa

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La mostra collettiva dal titolo “MINIMA… azioni contemporanee”, visitabile presso gli spazi del – SAC / S. Agostino Contemporanea di Palazzo Bellomo – a cura di Giovanna Susan, Antonio Vitale e Francesco Piazza si racconta attraverso la voce diversamente narrante di ventitré interpreti del panorama artistico non solo nazionale.

Una lettura eclettica del testo contemporaneo con timbri espressivi densi, personali e a volte distanti, comunicati attraverso la pittura, il disegno, la fotografia, la scultura, e le diverse tecniche miste.

Le opere in mostra interpretano “MINIMA…” in maniera differente rispondendo al suo richiamo per formato, segno, luogo, orizzonte, senso o evasione.

“MINIMA… azioni contemporanee” un’architettura della complessità che trova nella diversità delle opere dei suoi interpreti un sicuro ed efficace strumento di “ricchezza” per arrivare, percorrendo la strada “minima”, a interrogare il nostro gusto e ad alimentare il nostro spirito critico rispetto alle “cose” del mondo.

MINIMA
azioni contemporanee

mostra a cura di
Giovanna Susan, Antonio Vitale, Francesco Piazza

opere di

Michele Alfano // Turi Aquino // Maryam Bakhtiari // Xante Battaglia // Saverio Bertrand // Bona // Beppe Burgio // Momò Calascibetta // Calusca // Gino Casavecchia // Atanasio Giuseppe Elia // Raimondo Ferlito // Francesco Fiorista // Francesco Giglia // Torquato La Mattina // Sonia Lo Bue // Saverio Magistri // Melchiorre Napolitano // Salvatore Salamone // Franco Spena // Giusto Sucato // Armando Romeo Tomagra // Valentino Vago

Inaugurazione – venerdì 15 luglio, ore 18.30
SAC – S. Agostino Contemporanea
Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa

https://www.facebook.com/events/1048790208507595/

Mostra visitabile fino a sabato 17 settembre 2016

giorni ed orari
venerdì e sabato
dalle 14.30 alle 18.30

INGRESSO LIBERO / FREE ENTRY

PER INFO
Galleria Regionale di Palazzo Bellomo

Via Capodieci, 14-16
Ortigia, Siracusa
tel.: +39 0931 69511
fax: +39 0931 69529
e-mail: urp.gall.bellomo@regione.sicilia.it

Momeide

May 2, 2016

MOMEIDE

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Si inaugura sabato 7 maggio 2016, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Momeide, catalogo Aurea Phoenix Edizioni, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione raccoglie una selezione di opere di Momò Calascibetta, «maestro del disegno assai stimato, tra gli altri, da Consolo, Sciascia e Bufalino» che l’Amministrazione Comunale di Ragusa è lieta di ospitare «nelle splendide Sale di Palazzo Zacco, dove alcuni dei suoi lavori più famosi instaurano un dialogo con le sculture e le grafiche di Carmelo Cappello», offrendo ai ragusani e ai tanti turisti che ogni giorno visitano il museo «una testimonianza autentica di impegno civile e di altissimo mestiere»
***il viaggio per  fondare il popolo errante dei “siciliani per caso” ***
Dal testo in catalogo di Andrea Guastella: «Entrambi sono nati in un’isola del Mare della Storia. Entrambi, il pittore delle giostre e l’essere deforme metà uomo metà toro, si ritrovano a vivere lontano – l’uno dal sole di Creta, l’altro da Palermo felicissima, emigrato nelle brume di Milano. Prigionieri di Dedalo, si aggirano in un salone degli specchi che li danna a riconoscere in sé, nel proprio volto, gli orrori che combattono o da cui provano a fuggire. O da cui, come appestati, sono stati allontanati.
Così, come le urla del Minotauro facevano crollare le pareti, i trionfi della morte di Momò Calascibetta sono lazzi, improperi, atti di accusa contro una società che ha, tra le sue tante colpe, quella di starsene oziosa, schiava della copula e del circo, del tutto inconsapevole della propria ombra.
Me lo immagino il Minotauro, tra gli echi del suo grido, percorrere avanti e indietro il labirinto alla vana ricerca di una fuga. Anche Momò sembrerebbe ripetere il medesimo tragitto: ordinando i suoi lavori in sequenza cronologica, ho constatato come i più recenti riprendano il filo di altri di decenni addietro senza preoccupazione alcuna per un’uniformità stilistica avvertita, con ogni evidenza, come limite anziché come vantaggio.
L’unica apprensione è non frapporre ostacoli a un talento straripante: Momò suscita parossismi, incoraggia connubi innaturali tra linee falcate e colori cangianti, occupa angoli morti, svela desideri ardenti e stabilisce, succube e aguzzino come il padre putativo della bestia, il girone d’Inferno cui condannare i figli sazi, inconcludenti del malcostume e della pubblicità.
Condanne – intendiamoci – all’apparenza tutt’altro che severe. Loro, i vitelloni intorpiditi dalla crapula e dal vizio, galleggiano grevi, madidi di sudore nell’atmosfera ovattata di un perpetuo show televisivo, tra applausi a comando e risate preregistrate. Si sentono furbi, intoccabili, sicuri. Hanno la tracotanza dell’Ignoto marinaio di Antonello. Eppure, a fissarli troppo, reagiscono scomposti. Fu proprio a causa di uno di questi “nuovi mostri” che Momò dovette affrontare un tentativo di censura. Imputazione: il ritratto beota di un politico, addirittura il primo cittadino del paese dove l’opera era in vista, mescolato tra i volti tronfi di Folla. Il dipinto, assai simile all’Autoritratto con maschere di Ensor, non aveva intenti denigratori: Momò quel tale non lo conosceva affatto. Ma, come capita sovente quando si persegua il vero, la somiglianza era reale. Naturale che il sindaco – che, a quanto mi risulta, fu poi processato e condannato – si ritrovasse: il simile riconosce il simile, come il colpevole si lascia individuare tornando a visitare i luoghi del delitto.
Persino quando riveste le figure dei panni candidi del mito, l’artista non rinuncia a rivelare un brulicare morboso di passioni inconfessate. Che non riguardano, si badi, la povera Pasifae o la Leda spensierata, ma i corrotti osservatori. O dovremmo forse credere che esistano uomini e donne fuori dal comune, che non hanno mai tremato per la prova costume o non si sono interrogati colmi d’ansia su misure e prestazioni?
Accade, in altre parole, che a furia di specchiarsi Momò ci costringa a specchiarci a nostra volta. E ci faccia venire una gran voglia di distruggere lo specchio.
Tale cupio dissolvi, non saprei sino a qual punto volontaria, ha indotto l’artista a tentare un nuovo inizio: “in un mondo di arrivisti”, proclama Bufalino, “buona regola è non partire”, ma Momò pensa che “non basta sapere aspettare perché tutto arrivi”. Siamo agli albori del terzo Millennio; mentre a New York crollano le Torri, Antonio Calascibetta cambia nome: sceglie di chiamarsi come lo zio Momò, una persona eclettica, affascinante, incontrata una sola volta all’età di cinque anni e che è stata la chiave delle future scelte artistiche. Quasi non bastasse sbattezzarsi, inaugura – con i dovuti scongiuri – una mostra-funerale, Momò fu Calascibetta e affianca alla pittura un’inedita produzione di sculture. Come un Lucifero annoiato dal suo impieguccio di custode, si lascia insomma il passato alle spalle per prendere il largo verso lidi sconosciuti.
È tempo di Momeide ma, diversamente dall’Eneide di Virgilio, l’epopea non procede dal racconto del viaggio, quanto da quello della guerra. Anzi, da quello delle rovine della guerra: l’attenzione dell’artista va alle case dilaniate dalle bombe “intelligenti”, ai bambini assenti, intenti a raccattare il cibo tra montagne di immondizia o a giocare per strade desolate. E se Enea portava con sé le statuette dei Lari e dei Penati, Momò custodisce nel cuore il ricordo di un’infanzia felice e riparata, di una giovinezza la cui la meta era partire; un ricordo cristallizzato nelle sue case caffelatte: sgombre, prive di presenze, tutto l’opposto dei palchi e delle tribune degli esordi, quasi a gridare sui tetti che la casa è l’unico spazio inviolabile, l’unico tempio, l’unica tana in cui posare il capo. “La casa”, afferma, “è una geografia della memoria dove il dolore ti abbandona: sono come una tartaruga, ovunque io vada mi porto la casa sulla schiena”.
Cosa poi contengano le valigie sparse qua e là per le stanze, verso quali altri porti si diriga la sua nave, quali trame di gioia o sofferenza l’alta Musa dipani tra i sentieri del colore, tutto questo lo ignoriamo.
Ci basti sapere che Momea, eroe siciliano figlio di Filippo, fuggito per il Mediterraneo dopo aver constatato il dilagare di un’arte sempre più mummificata da imbalsamatori culturali, è approdato qualche anno fa non nel Lazio come Enea ma in Sicilia nei pressi di Mozia, dove ha fondato il popolo errante dei “siciliani per caso”».
Antonio (Momò) Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti e Pollini ma dimostra subito una spiccata vocazione al disegno – prontamente riconosciuta da Leonardo Sciascia – che lo induce a dedicarsi in via esclusiva all’arte. Nel 1982 si trasferisce a Milano, da cui intraprende un’intensa attività espositiva in gallerie private e in spazi istituzionali prestigiosi, in Italia e all’estero. Nel 2004 è ospite del programma televisivo “Passepartout” di Philippe Daverio e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene scelto per l’allestimento del set delle trasmissioni estive della serie. Memorabile la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale, in compagnia di altri artisti e curatori, organizza il progetto collaterale “Esserci al Padiglione Italia”, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominato da lobby finanziarie cieche e arroganti, sempre più separate dalla vita reale. Nel 2006 apre uno studio anche a Palermo, nel mercato storico della Vucciria. Vive attualmente tra Milano e Marsala.
Mostra: Momeide
Autore: Momò Calascibetta
Curatore: Andrea Guastella
Organizzazione: Associazione Culturale Aurea Phoenix
Catalogo: Aurea Phoenix Edizioni
Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa
Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)
Inaugurazione: sabato 7 maggio 2016, ore 18.00
Durata: 7 maggio – 30 giugno 2016
Orario: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 8.00 – 14.00, 15.00 – 19.00; sabato ore 9.00 – 13.00, 15.00 – 19.00
Giorno di chiusura: domenica, lunedì e festivi
Ingresso: libero
Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com
Cell: 3383481602
Momò Calascibetta, sito:

 

Elogio del Disegno

June 6, 2015

Elogio del Disegno1908137_10205880064314428_7124764469554799091_n

Autori: Francesco Balsamo – Salvo Barone – Giovanni Blanco – Sandro Bracchitta – Momò Calascibetta – Giuseppe Colombo – Piero Guccione – Giovanni Iudice – Giovanni La Cognata – Giovanni Lissandrello – Vincenzo Nucci – Giovannni Robustelli – Franco Sarnari 

Curatore: Andrea Guastella 

Organizzazione: Associazione Aurea Phoenix

Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa

Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)

Inaugurazione: sabato 6 giugno 2015, ore 18.00

Durata: 6 / 23 giugno 2015

Orario: aperto tutti i giorni escluso sabato e festivi ore 9.00 /13.00; martedì e giovedì ore 9.00/13.00 e 15.00/17.00

 

Si inaugura sabato 6 giugno 2015, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Elogio del disegno, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione, organizzata dall’Associazione Aurea Phoenix col Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ragusa, raccoglie una selezione di disegni di autori italiani contemporanei.

Martedì 23 giugno alle 18.00, sempre presso i locali di Palazzo Zacco, alla chiusura della mostra verrà presentato il volume di Andrea Guastella Il ramo verde, Aurea Phoenix Edizioni, una raccolta di scritti sull’arte comprensiva del saggio che dà il titolo alla mostra e che le è esplicitamente dedicato.

Dal testo di Andrea Guastella: «In un capitolo dal titolo emblematico, Elogio del pastello, della sua indimenticata Critica della modernità, Jean Clair registrava la risurrezione del disegno che, a suo dire, ritorna “ad occupare […] quel posto primordiale che fu, in altri tempi, il suo”. Trent’anni e passa dopo risulta difficile credere al primato di un’arte universalmente caduta in oblio, abbandonata dalle scuole e soppiantata, nella sua funzione mimetica, da strumenti ottici che consentono di riprodurre il reale con una facilità di gran lunga maggiore. Poco a poco tali strumenti, a cominciare dai più semplici come la fotocamera del telefonino, sono diventati delle vere e proprie protesi corporee, dei prolungamenti delle facoltà percettive col non trascurabile vantaggio di fissare una visione stabile, non soggetta ai capricci della memoria e modificabile a piacimento.

Oggi, perciò, non sembra strano che una star del calibro di Maurizio Cattelan dichiari candidamente di non saper disegnare: “Le mie cose”, afferma, “non le tocco proprio. È il vuoto che mi concentra e mi dà delle idee”. Si potrebbe – ammettiamolo – ironizzare facilmente su quel vuoto, ma sarebbe come prendersela con uno scienziato perché non sa cucinare: l’arte concettuale risponde infatti a logiche mentali che hanno poco da spartire con la “primordialità” del disegno, col suo essere identico a sé stesso da quando i primitivi tracciarono schizzi sulla pareti di una grotta.

Davvero il disegnare fonde l’uomo e il mondo: come lo sciamano si immedesimava nella preda da cacciare, nessun disegnatore che si rispetti è in grado di affrontare una montagna senza diventare in qualche misura una montagna, o di ritrarre una donna limitandosi a contemplarne la sagoma, la forma. Occorre percorrere i luoghi, frequentare le persone, conoscere la luce e l’atmosfera dei primi e i movimenti delle seconde, dal modo in cui, con un gesto della mano, ravvivano i capelli, al piegarsi di una ruga se un pensiero le attraversa. Disegnare non è infatti copiare passivamente il dato oggettivo: è cogliere un’armonia fra rapporti complessi e trasporli in un ordine proprio, sviluppandoli secondo dinamiche autonome. E non si tratta di impresa da poco. Per quanto si tratti di un atto primigenio, per disegnare – come per scrivere – occorre superare una barriera.

Lo aveva capito Van Gogh, che in una lettera al fratello definisce il disegno «l’arte di aprirsi un passaggio attraverso un muro» eretto tra i sensi e l’intelletto, tra ciò che si vede e ciò che si intende esprimere. Ostacolo da superare ma non perciò meno necessario, essendo proprio la sua presenza ad accendere l’immaginazione trasformando la percezione meccanica in interpretazione. Ogni artista, per dirla tutta, ha il proprio muro, che a volte coincide col suo limite, altre con la sua qualità maggiore. Prendiamo il caso di Vincenzo Nucci, amico carissimo da poco scomparso cui ho il piacere di dedicare questa mostra: forse il disegno era per lui un limite, una sfida, ma senza impegnarsi in questo confronto sviluppando le sue attitudini di colorista non sarebbe probabilmente diventato il grande pittore che tutti ammiriamo. Non a caso il suo Paesaggio della memoria, un disegno che mi donò per una mia pubblicazione, è quasi un unicum nel suo corpus, e non manca di ricorrere al bianco del pastello.

Al contrario, per Franco Sarnari il disegno è la prima rimozione – parafrasando un suo famoso ciclo potremmo quasi definirlo una Cancellazione – della sua lunga storia: disegnatore abilissimo, egli farà sempre più a meno della spontaneità dimostrata agli esordi (lo Scooter in mostra risale agli anni ’50) in nome di un tratto più freddo, pensato. C’è quasi da credere che egli abbia temuto di rimanere impantanato nelle secche della facilità esecutiva – la qualità maggiore come ostacolo da superare – rimanendo soltanto un disegnatore.È questo un timore probabilmente condiviso da Giovanni Blanco, altrettanto dotato ma alla continua ricerca di prestazioni superiori per il suo strumento e, sebbene in misura minore, da Salvo Barone, dove l’intellettualismo di alcune scelte tematiche è un freno a mano inserito che rallenta un fluire di linee altrimenti impetuoso.

Solo Giovanni La Cognata, disegnatore naturale se mai ve ne fu uno, è all’apparenza esente da simili preoccupazioni: all’apparenza, poiché il suo ductus, incisivo come plastica è la sua pittura, si nutre di natura almeno quanto è carico di memoria culturale. La spontaneità, è proprio il caso di ripeterlo, è figlia dello studio.Qualcosa del genere accade anche a Piero Guccione, il cui disegno è costruito, meditato, rarefatto proprio come la sua splendida pittura. E alla pittura, a una tessitura fine, quasi – se fosse possibile – per velature sovrapposte, si richiamano il disegno di Giovanni Iudice, dalla trama così sottile da rendere arduo cogliere il solco della matita sulla carta, nonché quello poetico, evocativo, carico di suggestioni letterarie di Giuseppe Colombo, Francesco Balsamo e Giovanni Robustelli.

Un discorso a parte va fatto per il gesto ipnotico e sognante di Sandro Bracchitta, una sorta di inconscio del suo lavoro di incisore, per quello incerto e sfumato, come se il tempo ne avesse diluito la nettezza, di Giovanni Lissandrello e per quello espressionistico di Momò Calascibetta,

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TG notte – cm. 50 x 100 – disegno a matita 2004

forse il maggiore erede di una tradizione che ha in Grostz e in Dix i suoi padri fondatori e una delle massime testimonianze nel segno sospeso tra l’impegnato e il surreale di Bruno Caruso.In realtà ciascuno di questi autori meriterebbe un discorso approfondito, addirittura monografico, che renda giustizia al suo percorso individuale. A me basta, in questa sede, riconoscere che Jean Clair non si sbagliava».

Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com  cell: 327.4059001

https://www.facebook.com/events/421710571346331/

Giugno d’arte e cultura a Vittoria

June 3, 2014

Arte Viva è lieta di presentarvi il programma di “Giugno d’arte e cultura a Vittoria”. Ormai alla seconda edizione, nasce dall’idea di Giovanni e Livio Bosco, con l’obbiettivo di arricchire ciò che Vittoria ha da offrire per il  Jazz Festival.

Quest’anno siamo lieti di comunicarvi che sono in programma ben cinque mostre; sperando di riuscire ad offrire quanto più possibile a chiunque venga a visitare il nostro centro storico nel periodo di Giugno. Le mostre in questione saranno dedicate ad artisti, stilisticamente diversi tra loro; si partirà Domenica 1 Giugno con l’inaugurazione della retrospettiva dedicata a Renzo Vespignani, artista che con il suo realismo pungente a caratterizzato la storia del secolo scorso sin dal dopoguerra, considerato anche uno tra i più grandi incisori del novecento italiano. In mostra un po’ tutti i suoi cicli pittorici, per riuscire a rappresentare un pezzo di storia italiana, nel miglior modo possibile. Poi Sabato 7 Giugno, in concomitanza con la prima serata del Jazz Festival ci saranno le inaugurazioni delle altre mostre;

 

Momo’ Calascibetta, Letti e Diletti, personale di pittura, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 58 ang. Via dei Mille

Il taglio, la piega, il segno: espressioni del contemporaneo. Giuseppe Amadio, Francesco

Toraldo e Gioppe Di Bella presso spazio Gallenti, Via dei Mille ang. Via Carlo Alberto

Franco Frantantonio, Pittura e Video, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 64 (ex libreria bixio sessantaquattro).

I mondi Onirici: bi personale che vedrà la pittura di Jean Calogero contrapporsi alle sculture di Pietro Maltese, presso Palazzo Lucchesi, Via Bixio 60

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Oltre alle varie mostre Arte Viva, proporrà come l’anno passato una mappa del centro storico, dove poter trovate tutti gli eventi che si svolgo in questo periodo a Vittoria, i monumenti ed un piccolo spazio dedicato ai turisti dove troveranno tutte le info su alberghi, ristoranti e pub a Vittoria e Scoglitti. Il progetto, si pone l’obbiettivo di dare quanta più visibilità possibile al nostro territorio, utilizzando la mappa come mezzo pubblicitario con un distribuzione a livello nazionale.

Per dare finalmente la giusta visibilità, ad una città che ha tanto da offrire.